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il casoFlavia Amabile / ROMAAlmeno i più piccoli possono tornare a scuola anche in zona rossa. Come è sempre stato fino agli inizi di marzo per effetto della richiesta delle regioni di spostare le lezioni a distanza per far fronte all'impennata dei contagi dovuta alle varianti. Riportare a casa i più piccoli era stata una delle prime misure decise dal governo Draghi dopo aver preso visione dei dati forniti dall'Istituto Superiore di Sanità e del parere del Cts. Non era stata una decisione semplice per un presidente del Consiglio che fin dall'inizio aveva parlato della necessità della scuola in presenza. È quindi un Mario Draghi molto felice quello che ieri ha annunciato il ritorno in classe delle classi fino alla prima media anche nelle zone rosse. Draghi ha confermato che per il governo la scuola in presenza resta «un obiettivo primario», ricordando che in passato «ci sono state scelte dei governatori sulla chiusure delle scuole che dovranno essere riconsiderate». Nulla da fare almeno in zona rossa, invece, per le classi dalla seconda media in poi. Aprire ulteriormente, ha spiegato il presidente del Consiglio, «aumenterebbe le forme di contagio» per l'effetto che avrebbe sul sistema dei trasporti. Per gli adolescenti in zona arancione e zona gialla confermato invece il rientro con le limitazioni finora in vigore. Da parte delle regioni chi decide di commentare in modo ufficiale si schiera a favore del ritorno in presenza. «Una bella notizia», sostiene il presidente dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini. «perché «i giovani e i bambini stanno pagando un prezzo molto alto». Toni positivi anche da Giovanni Toti, presidente della regione Liguria che però sottolinea la necessità di «cogliere anche lo sfinimento delle categorie economiche». Il presidente della RegioneBasilicata Vito Bardi invece sottolinea che tutto il personale scolastico sarà vaccinato entro il 6 aprile quindi dopo Pasqua «quindi potremo riaprire tutte le classi in sicurezza». È proprio l'avanzamento delle vaccinazioni uno dei motivi che hanno convinto il governo: la maggior parte del personale scolastico ha ricevuto almeno la prima dose di vaccino. Inoltre e dai dati presentati ieri dai rappresentanti del Cts alla cabina di regia a Palazzo Chigi emerge che il contagio è cresciuto nelle fasce d'età 0-9 e 10-10 ma non più di quanto sia avvenuto in altre fasce d'età. La crescita dei casi quindi, sarebbe in linea con quella registrata negli ultimi mesi in tutto il Paese e non sarebbe attribuibile alla scuola. C'è poi da tener presente anche il rallentamento della curva. È quello che il ministro della Salute Roberto Speranza ha definito un «piccolissimo tesoretto», spiegando che «abbiamo deciso in cabina di regia di spendere questo piccolissimo tesoretto di cui disponiamo sulla scuola per la funzione sociale che la scuola ha nel nostro paese. In un quadro che resta molto prudenziale ci possiamo consentire una scelta che vuole dare un segnale rilevante ad un pezzo strategico e decisivo della nostra società». A bocciare la decisione di spostare in didattica a distanza anche i più piccoli è stata bocciata anche dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio che ha incitato il governo a riesaminare il dpcm del 2 marzo. Intanto ieri in settanta città italiane è stata organizzata una nuova giornata di protesta contro la didattica a distanza dal Comitato Priorità alla scuola e dai Cobas per chiedere il ritorno di tutti i ragazzi nei loro istituti. -© RIPRODUZIONE RISERVATA