Enrico piange: «Torno in Italia, forse sono pazzo»

IL PERSONAGGIOFrancesco OlivoProverò a non commuovermi» premette Enrico Letta nell'ultimo discorso ai suoi studenti. Ma dopo venti minuti di ricordi e di elogi ai ragazzi di SciencePo, la malinconia prevale: «Stare con voi è stata la scelta più intelligente della mia vita» dice tra lacrime non più trattenute. Il professore della scuola di "affari internazionali" in poche ore è diventato segretario e ieri pomeriggio in collegamento su Zoom ha voluto spiegare «con la trasparenza che ho sempre avuto con voi» il perché. Una decisione che definisce più volte «triste», di cui sottolinea il peso: «È successo all'improvviso che il mio Paese mi chiedesse di tornare per guidare il partito che avevo contribuito a fondare 14 anni fa. Questo partito era in una crisi profonda e lo è ancora. Ero fuori e mi hanno chiesto di tornare». Ai ragazzi Letta racconta i dilemmi di quelle ore: «Ho passato due o tre notti cercando di decidere, mi sono consultato con gli amici e poi ho detto sì. È un sì al mio Paese perché sono italiano ed è questo il mio primo pensiero e la mia prima responsabilità». Quel travaglio non sembra essere finito: «Proprio 14 giorni fa ho preso un aereo e quando sono arrivato a casa a Roma, ho trovato sotto al mio palazzo decine di operatori e giornalisti ad aspettarmi e mi sono detto "sono pazzo, questa non è vita" . Ma in questi sei anni ho pensato molto alla politica e ora è il momento di mettere in pratica quelle teorie». Una delle cose che Letta spiega di aver appreso da questa avventura («sono arrivato per insegnare e non ho fatto altro che imparare») è «la cultura della diversità e dell'equilibrio di genere». Tutto diverso da quello che si è manifestato sin da subito al Nazareno: «Nella prima settimana di lavoro qui ho notato che alla guida del partito c'erano praticamente soltanto uomini, una cosa inaccettabile. Così, ho chiesto che gli attuali capigruppo in parlamento fossero sostituiti da donne. Sapevo che non sarebbe stato facile, ma ora posso dire che ci siamo riusciti. E domani mattina due donne saranno elette», dice con soddisfazione. La questione, d'altronde, è molto calda nell'ateneo parigino. A febbraio, infatti, il presidente di SciencePo Frédéric Mion si è dimesso in seguito alla pubblicazione del libro di Camille Kouchner, figlia dell'ex ministro, che ha accusato di incesto il patrigno, il costituzionalista Olivier Duhamel alla guida della Fondazione di Sciences Po. Letta, il cui nome è circolato tra i possibili successori di Mion, critica duramente quei «comportamenti inaccettabili» e lancia un appello agli studenti: «Dovete denunciare quando siete vittime o testimoni». C'è tempo anche per un breve ripasso delle «turbolenze» degli ultimi anni: «Ho deciso di tornare alla mia vita precedente. Era una vita completamente dedicata alla politica. Sono diventato ministro per la prima volta nel 1998, era un altro secolo, eppure non sono così vecchio. In seguito ho avuto l'onore di diventare premier, poi a causa di alcune turbolenze politiche ho lasciato l'incarico e la politica attiva. SciencePo cercava qualcuno con questa esperienza e che fosse straniero». Durante l'esilio parigino l'Italia non ha mai smesso di essere un tarlo: «Insieme a voi e agli studenti degli anni precedenti, abbiamo vissuti giorni e notti incredibili, come quella del Bataclan, il mio ricordo più spaventoso. Stavo con voi, ma il mio passato, le mie origini, erano sempre lì: la politica e il mio Paese». Letta conclude invitando i ragazzi del Psia a farsi vivi e dargli una mano «spero di allargare la mia squadra». Alcuni ex studenti già ne fanno parte, come Michele Bellini, 29 anni, a capo dello staff. La commozione poi prende il sopravvento: «Ho bisogno di voi e spero di poter tornare. Magari questo sarà un periodo breve, o forse no. Ma restiamo in contatto». La eventuale exit strategy dalla trincea del Nazareno è già pronta. --© RIPRODUZIONE RISERVATA