Quella frase di Biden che mette a rischio un equilibrio globale

Il presidente Usa Joe Biden ha dichiarato - qualche giorno fa - di ritenere che il suo omologo russo, Vladimir Putin, sia un assassino. Tale passo diplomatico ha avuto quattro conseguenze immediate ed alcune a medio termine.La dichiarazione di Biden, in primo luogo, ha aperto la strada a una diplomazia spregiudicata, mirante sia a screditare in modo diretto e senza ambiguità il capo di stato di un paese antagonista sia ad indicare che non vi è alcun possibile rapporto di fiducia a breve termine con il Cremlino.La seconda conseguenza immediata è l'inevitabile reazione da parte della Russia, che si è tradotta con l'interruzione delle relazioni diplomatiche (il richiamo a Mosca dell'ambasciatore russo a Washington) e con il congelamento di ogni progetto di cooperazione bilaterale fra i contendenti.La terza conseguenza è la recrudescenza della guerra fredda fra i due paesi, che prelude a un aumento sensibile della tensione internazionale: ciò non combacia con la volontà di pace che entrambe le potenze hanno manifestato nel corso delle settimane passate e rimanda il pensiero alle questioni militari. Fra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio 2021 sia Mosca che Washington hanno deciso di rinnovare per altri cinque anni il trattato bilaterale New Start, che prevede per ognuna delle due potenze di possedere non più di 1550 testate nucleari e non più di 700 missili e aerei bombardieri operativi. Tale decisione venne salutata come un gesto distensivo, che, però, non sembra confortato dalla situazione corrente. La quarta conseguenza è il senso di imbarazzo suscitato nei paesi alleati degli Stati Uniti, molti dei quali (Francia, Italia, Germania) cercano di mantenere rapporti cordiali anche con la Russia, sia per motivi di equilibrio politico, sia per motivi di cooperazione economica, soprattutto a livello energetico.Fra le conseguenze a medio termine vi è il possibile ristagno dei negoziati multilaterali, come quelli legati al G20 presieduto quest'anno dall'Italia, oppure un aumento della rivalità fra Mosca e Washington negli scacchieri geopolitici dell'Europa centro-orientale, o del medio oriente o del Caucaso o, in generale, delle aree della ex Unione Sovietica. Tutto ciò non gioverebbe agli interessi del pianeta, oggi concentrati nella lotta contro la pandemia di coronavirus e nel rilancio dell'attività economica. Una rinascita della guerra fredda, da ultimo, favorirebbe un ulteriore avvicinamento fra Russia e Cina, a detrimento degli obiettivi di equilibrio globale a cui gli Usa hanno dichiarato - malgrado tutto - di voler puntare. Al di là di ogni considerazione di evidenza manifesta, tuttavia, esiste una pletora di questioni riservate, come le interferenze cibernetiche, il controllo delle aree sotto il livello del mare (l'Artico), la transizione energetica, la protezione dell'ambiente e lo sviluppo sostenibile, che impegnano quotidianamente le due amministrazioni russa e Usa in una competizione globale avente una dimensione inimmaginabile. La diplomazia - certo - si pone al servizio delle opportunità di accordo, ma esige ugualmente uno stile dialettico corrispondente alla portata dei propri obiettivi. --