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carlo e. gariboldiDa otto anni in fondo a via Francana, alla periferia est di Pavia, produce e riproduce piante spontanee, graminacee, bulbose.Flora Conservation azienda di Lino Zubani è ormai una realtà importante, nata come start up dell'Università di Pavia, si è ritagliata uno spazio significativo nel vivaismo italiano.studio e pratica«Nasco come perito agrario, poi ho fatto esperienza in un grande vivaio, nel bresciano, quindi mi sono laureato all'Università a Pavia e ho avviato questo vivaio partendo da poche piante allevate all'Orto Botanico. Posso dire che non è stato facile e che un lavoro simile non lo si fa per arricchirsi - spiega -. Le mie linee produttive ora sono due: le piante per il recupero ambientale, con le quali ho iniziato e il verde ornamentale che sta crescendo molto grazie anche ad architetti e paesaggisti che mi cercano».L'approccio di Zubani al verde è di tipo naturalista: «Non ho niente contro i giardini tradizionali e dico anche che mi piacciono quelli all'Italiana - racconta - ma ora bisogna fare cose diverse, sperimentare, adeguarsi ai cambiamenti climatici. Negli ultimi venti anni, da quando ho iniziato a studiare, sono cambiate molte cose. Oggi in Oltrepo si coltivano gli ulivi, mentre prima era una prerogativa dei laghi, almeno qui al nord. Le piante devono affrontare estati praticamente senza piogge e inverni meno rigidi rispetto al passato. Purtroppo, dalle nostre parti, c'è una forte escursione termica: passiamo dai meno 5 gradi dell'inverno ai 40 delle estati. Oggettivamente la zona climatica continentale è la peggiore per chi, come me, si occupa di piante».Il giardino ideale di Zubani non è uguale tutto l'anno: «Il verde deve seguire le stagioni: non mi piacciono le siepi sempreverdi, ossia sempre uguali. Il verde è movimento - spiega - faccio un esempio pratico che mi piace: le spighe della rotatoria del Carrefour, lungo la Vigentina sono bellissime, con il vento di questi giorni spettacolari».verde cittadinoNegli ultimi dodici mesi Flora Conservation ha ricevuto alcune commesse a Pavia: la rotatoria di Piazza Dante (dalla Fondazione Banca del Monte) alla Minerva, piazza Castello, Borgo Ticino (da Asm). «Ho utilizzato fiori spontanei, i cui semi sono stati raccolti tra il ponte Coperto e il Canarazzo, piante a bassa manutenzione - sottolinea -. Attorno all'aiuola di piazza Dante siamo passati al massimo per dieci ore con cesoie e rastrelli. Lì irrighiamo solo nei mesi più caldi. Quest'anno la bagneremo ancora meno. In tutti i mesi potete vedere piante belle, resistenti, con fioriture che variano a seconda delle stagioni».«A Pavia - riprende - ci sono tante siepi che sono diventate piccole discariche - prosegue - vicino al ponte Coperto abbiamo tolti tutti gli arbusti che si frapponevano tra via dei Mille e il ponte. Ora si ha una vista più larga e quando partiranno le fioriture le persone apprezzeranno molto. Anche perché, va detto, Pavia è una città con tanti alberi e pochi fiori. Ci sono soltanto le rose lungo i viali, che fioriscono a maggio e poi sono abbandonate. Necessiterebbero di molta manodopera costosa per le potature e trattamenti, perché sono attaccate dai parassiti».«Io utilizzo la diversità - è la tesi di Zubani - uso le graminacee come trama attorno alla quale piantare erbacee che fioriscono in vari momenti della stagione. Così uno spazio verde è vivo sempre. Poi a qualcuno i miei giardini possono non piacere. Ma hanno personalità e un senso. Io lavoro, studio e mi documento. Il verde è importante, non può essere banalizzato». --© RIPRODUZIONE RISERVATA