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IL CASOAntonio Barillà / TORINO Sotto accusa. Incredibile, ma vero. Cristiano Ronaldo, orgoglio della Juventus, autore di 92 gol in 121 presenze bianconere, si ritrova d'improvviso sul banco degli imputati. Fino a martedì pomeriggio era un campione immortale, esempio in allenamento e prestigiatore in campo: a notte fonda, tra i cocci di sogni Champions, s'è sentito etichettare come vecchio, strapagato, imbolsito. Siamo abituati alla memoria corta del pallone, ai giudizi schizofrenici modellati dai risultati, ma stavolta la sensazione è che i tribunali social (e non solo) abbiano esagerato. Giusto criticare novanta minuti di black out - zero pericoli creati e un erroraccio sulla coscienza: complice in barriera sul raddoppio di Sergio Oliveira -, sconcertante dimenticare una media gol straordinaria e i riflessi benefici su marketing e merchandising, assurdo ricordare solo adesso i 36 anni compiuti e i 31 milioni di ingaggio. Contro il Porto ha tradito: è innegabile. Ed è indiscutibile che la sua Juventus non sia mai andata oltre i quarti di Coppa, uscendo in due circostanze agli ottavi, ma discuterne oggi integrità, incisività e motivazioni stride con numeri che restano scolpiti. Senza fame, senza entusiasmo, senza smalto, non sarebbe in cima alla classifica dei marcatori di Serie A: 20 gol sui 51 di squadra. Il nodo Ronaldo, a un anno dalla scadenza, è intricato. Ma più della centralità tecnica, nitida e intatta, diventa opportuno valutare la sostenibilità finanziaria e la condivisione del progetto. Da una parte, quindi, i conti societari complicati dalla crisi legata al Covid, dall'altra le riflessioni del campione a loro volta slegate dalla notte maledetta di Champions. La delusione può diventare spunto di riflessione, non determinare la scelta, comunque non immediata benché l'azienda CR7 richieda tempo per formalizzare contratti e diritti. Ma, senza dimenticare che le difficoltà d'investimento contingenti riguardano tutti i grandi club, dove potrebbe traslocare verosimilmente il fuoriclasse portoghese? Al di là delle scelte di cuore (Sporting Lisbona: troppo presto), di quelle nostalgiche (Manchester United: al momento c'è solo uno studio di fattibilità) e delle rotte orientali o americane (accantonate: si sente ancora competitivo per tornei top)resta la suggestione Psg. Lo sceicco Nasser Al-Khelaifi, non escludendo un eventuale addio di Mbappé a fine stagione, inevitabile in caso di mancato rinnovo, aveva pensato a Messi, sennonché il ritorno di Laporta alla presidenza blaugrana ha prospettato la conferma e ridisegnato gli scenari. Ecco allora spuntare CR7, anche in considerazione degli ottimi rapporti con l'agente Jorge Mendes: suggestione dentro un futuro che però ha un punto fermo, il contratto fino al 2022 con la Juve. --© RIPRODUZIONE RISERVATA