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PAVIASemine primaverili baciate dal bel tempo. Il mondo agricolo provinciale può sorridere grazie a un clima favorevole, soprattutto negli ultimi giorni a cavallo di febbraio e marzo. Un inverno con diverse nevicate e un inizio dell'anno piovoso hanno lasciato spazio a giornate di tempo stabile, che sta aiutando a preparare nel migliore dei modi gran parte dei 174mila ettari che rappresentano la superficie agricola utilizzabile (Sau). Le semine entreranno nel vivo a metà marzo, ma per alcune colture come erba medica, cipolle e grano duro le operazioni sono già iniziate. «L'andamento climatico - spiega Bruno Marioli, vice direttore di Confagricoltura Pavia - ha favorito anche l'inusuale stato di avanzamento dei cereali a semina autunnale, avanti di una quindicina di giorni rispetto al normale, con qualche preoccupazione per il freddo e la brina che potrebbero impedire i corretti diserbi». Le scelteIl cereale più importante della provincia di Pavia è il riso, che fra Lomellina e Pavese occupa in media 75mila ettari. In questo periodo i risicoltori sono impegnati a preparare i terreni, le cosiddette camere di risaia: le semine vere e proprie non partiranno prima di aprile secondo gli orientamenti dell'azienda agricola. In particolare, il riso potrà essere seminato con la tradizionale pratica della sommersione, cioè con l'acqua presente per l'intera durata del ciclo colturale, o in asciutta, cioè con acqua immessa e tolta secondo periodi prestabiliti. Da qualche anno la semina in asciutta sta guadagnando terreno su quella in acqua per via dei minori costi di produzione: l'altra faccia della medaglia è rappresentata dai danni alle falde acquifere. Per il momento le intenzioni di semina per i risi da risotto come Carnaroli, Arborio e Roma fanno registrare aumenti da primato, dal 20 al 25%. L'Ente nazionale risi ha diffuso le intenzioni di semina per il 2021 manifestate da 966 produttori italiani, che hanno risposto al sondaggio di superficie e che rappresentano circa il 26% degli ettari coltivati nel 2020. Lo scorso anno il sondaggio si era basato su un numero inferiore di risposte (826), che coprivano il 23% della superficie del 2019. Fra questi ci sono anche le aziende agricole di Lomellina e Pavese, prime in Europa per ettari coltivati con una media annua di 75mila ettari. «Nel complesso - spiega l'Ente risi - risulta un incremento di quasi 2mila ettari (+ 0,9%) rispetto alle semine del 2020 per effetto degli aumenti registrati per la tipologia dei lunghi B (+ 5.825 ettari) e dei medi e lunghi A, fra cui Carnaroli, Arborio e Roma (+ 4.910 ettari); in controtendenza la tipologia dei tondi, che fa segnare un calo del 13% (- 8.754 ettari)». Entro la metà di marzo sarà l'ora del mais da granella e poi di quello da foraggio: in provincia questo cereale occupa una superficie di quasi 30mila ettari. «Il mais - prosegue Marioli - può essere considerato alla stregua di nuova coltura se si considera la sua destinazione: da diversi anni, infatti, questa coltivazione è utilizzata come biomassa per alimentare impianti per la produzione di energia rinnovabile pulita a discapito dell'alimentazione». In Oltrepo si è partiti con la semina dei cereali primaverili, come grano duro e cipolle a pieno campo destinate prevalentemente all'industria e alla grande distribuzione. Per le patate, però, si dovrà aspettare la tradizionale ricorrenza di san Giuseppe, mentre per il trapianto del pomodoro i tempi sono più lunghi, cioè dopo il 1° aprile. La semina delle altre orticole partirà dopo la metà di marzo: prodotti di nicchia e di alta qualità come il peperone di Voghera, la zucca berrettina e la zucca bertagnina. --Umberto De Agostino