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Federico meretaL'obiettivo finale è far sì che il sistema immunitario produca anticorpi addestrati espressamente per agire in caso di accesso nel nostro organismo del virus Sars-CoV-2. Ma le vie per raggiungerlo sono diverse, dai "cavalli di Troia" che portano gli antigeni (ovvero le componenti delle proteine "Spike" (S) del virus verso cui si producono gli anticorpi), ai vaccini "genetici" che agiscono attraverso RNA-messaggero (m-RNA) o, in futuro, tramite DNA, con virus difettivi non replicanti che esprimono la proteina S, o vaccini classici con virus inattivati o addirittura quelli basati su nanoparticelle. I processi«Si tratta di vaccini sicuri ed efficaci, stando agli studi attuali: alcuni li abbiamo già, altri saranno disponibili nel prossimo futuro - spiega Giancarlo Icardi, coordinatore del Gruppo Vaccini della Società Italiana di Igiene (SITI) - I vaccini a m-RNA (due oggi disponibili) fanno produrre una reazione da parte del sistema immunitario grazie a una "autoamplificazione" di m-RNA, da cui si produce la proteina S, con conseguente stimolo alla produzione di anticorpi specifici per le proteine S capaci di neutralizzare il Sars-CoV-2. Nei vaccini con DNA ricombinante attesi per il futuro il virus viene fatto replicare in linee cellulari ed alcune proteine o pezzetti di esse sono "estratte" e diventano antigeni. I vaccini "vettoriali" (un esempio è quello di Astra-Zeneca) utilizzano invece un altro virus che come un "cavallo di Troia" trasporta gli antigeni S del Sars-CoV-2 all'interno della cellula per indurre una risposta immunitaria mirata». La strategia è alla base anche del vaccino russo "Sputnik", in cui si usano due diversi "trasportatori" nelle due somministrazioni, e nel vaccino Johnson & Johnson, oltre a un vaccino messo a punto in Cina. Sempre in Cina, poi, è stato sviluppato un vaccino "classico" con un virus attenuato, mentre altri gruppi lavorano su specifiche "subunità" del virus (si fa produrre la proteina S per poi immetterla nel corpo e stimolare la reazione) e le nanoparticelle contenenti la proteina S del virus sono alla base del candidato americano Novavax. Le dosiSulle modalità di somministrazione, per chi non ha mai avuto l'infezione, gli schemi prevedono due iniezioni, anche se si discute sull'applicazione della strategia inglese: vaccinare molte persone una volta e ritardare i richiami. Solo per il vaccino di Johnson & Johnson può bastare una dose. «E una sola iniezione di "richiamo" potrebbe essere sufficiente per chi si è già ammalato di Covid-19 nei mesi scorsi, visto che la protezione indotta dagli anticorpi dovrebbe durare almeno sei o otto mesi - conclude Icardi». Una circolare del ministero della Salute segnala come sia possibile considerare questa opportunità. --© RIPRODUZIONE RISERVATA