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Alice Moggi è project manager del Csv Lombardia Sud. Da vent'anni gravita nel mondo del volontariato. E' stata per dodici anni responsabile dell'area consulenza e progettazione del Csv, che ha poi diretto per quattro anni e mezzo prima di diventare -nel giugno 2014- assessore alle politiche sociali di Palazzo Mezzabarba. Quello del volontariato pavese è un mondo di cui conosce ormai tutti gli aspetti. Con lei tracciamo un profilo di come sia cambiato soprattutto durante il Covid. Come sono variati i dati del volontariato dal preCovid ad oggi? «La mia percezione è che non ci siano state variazioni significative nei numeri delle organizzazioni; come è successo negli ultimi anni il saldo nuove associazioni/associazioni che chiudono resta più o meno stabile: nel 2019 le organizzazioni di volontariato inscritte al Registro in provincia di Pavia erano 336, nel 2020 sono salite a 354, mentre le associazioni di promozioni sociale erano 113, nel 2019, e 116 nel 2020. Il dato positivo è che nuove associazioni continuano a nascere, non più da costole di altre associazioni ma su nuovi bisogni».Che impronta ha cercato di dare il CSV al volontariato nel lockdown? «All'inizio, durante il vero e proprio lockdown, abbiamo cercato di esprimere la nostra vicinanza, cercando di fornire alle associazioni informazioni utili, ma senza stimolare la loro attivazione. La parte più interessante è stata la seconda fase, quella della "progettualità, quando abbiamo voluto accompagnare le associazioni nel trasformare le criticità e i limiti in un'opportunità: sfruttare il tempo rimasto "libero" per programmare e progettare, per rinsaldare i legami con le altre associazioni. In questo senso il ruolo di Csv credo che sia stato importante e "facilitante". Col senno di poi un piccolo stop è stato l'occasione di riflettere meglio per le associazioni e anche per il Csv per capire meglio i loro bisogni».Che cosa ha insegnato il Covid al volontariato pavese?«Secondo me il Covid al volontariato ha insegnato a fare i conti con la paura e l'incertezza e ha creato consapevolezza che trasformarsi si può perché per essere efficace devi saper cambiare ed essere flessibile. Ma anche che non si può arrivare dappertutto, soprattutto da soli. Ho visto nascere e crescere tante collaborazioni in questi mesi, non formali ma sostanziali. Quando hai un obiettivo forte non ti puoi permettere di perdere tempo».E che cosa invece i volontari hanno insegnato al Covid.«I volontari al Covid hanno insegnato che sono una certezza, nel bene e nel male: da una parte la sicurezza di un settore forte e capace di rispondere immediatamente ai bisogni, dall'altra poca attenzione da parte della politica. Mi sarei aspettata che si partisse anche da lì per comprendere meglio come uscire dall'emergenza; invece a volte l'esserci sempre e comunque viene dato per scontato. Però siamo ancora in tempo, credo che i volontari abbiano molto da insegnare sul Covid».Il volontariato tra 50 anni: come lo immagina Alice Moggi.«Mah, non credo tanto diverso da oggi, forse un po' più tecnologico? Ma la tecnologia non potrà mai sostituire il contatto umano e la relazione. Anzi, forse sono un po' nostalgica, ma io penso che un bel futuro sia il recupero della centralità della persona, dei rapporti umani, rileggere le relazioni con più strumenti e maggiore consapevolezza». --Daniela Scherrer