Autista sparito, l'assassino ha confessato «Eravamo amici, non volevo ucciderlo»

Maria Fiore / VIGEVANO«L'ho colpito con la mazzetta tre volte, forse quattro. Ma non volevo ucciderlo». Michael Mangano, il 31enne di Vigevano accusato di avere ucciso Filippo Incarbone, autista di 48 anni, e di essersi poi sbarazzato del corpo insieme all'amico, ha confessato. Davanti al giudice Luisella Perulli, che lo ha interrogato in videoconferenza, con un collegamento dal tribunale al carcere in cui è rinchiuso da tre giorni, ha ripercorso l'orrore di quella notte, a ridosso dell'Epifania, quando nella sua casa di Vigevano, in via Buccella, è esplosa la follia. Mangano, assistito dall'avvocato Fabio Santopietro, ha ammesso l'aggressione e l'occultamento di cadavere, ma ha cercato di insinuare dubbi sulle reali cause della morte di Incarbone. «eravamo amici»Durante l'interrogatorio, durato quasi tre ore, Mangano ha spiegato al giudice la natura del suo rapporto con Incarbone, che durava da circa dieci anni. «Eravamo amici, siamo andati anche in vacanza insieme e l'ho aiutato quando aveva avuto alcune difficoltà economiche - ha raccontato Mangano -. Era un rapporto di fiducia, Filippo aveva anche le chiavi del bar che gestivo». Di recente, secondo il racconto dell'indagato, Incarbone gli aveva sfasciato la macchina e Mangano gli aveva chiesto di ripagargliela. I soldi, a quanto pare, erano il filo conduttore del rapporto tra Mangano e la vittima. E sono stati centrali anche la sera del delitto. Rispetto alla prima ipotesi del movente (si era parlato di un debito di droga), Mangano ha fornito però un'altra versione.la droga, il litigio e l'aggressione Quella sera in casa di Mangano sono presenti Incarbone e Gianluca Iacullo (l'altro indagato per omicidio e distruzione di cadavere). Gira parecchia droga, in particolare cocaina, che viene processata con acqua e ammoniaca e poi fumata. I tre, secondo il racconto di Mangano, sono su di giri. A un certo punto si comincia a discutere di denaro. Mangano contesta a Filippo di sperperare i soldi che gli dà. «Mi aveva chiesto del denaro per pagare le bollette, gliel'ho dato ma poi lo ha usato per altro - ha spiegato Mangano al giudice -. Lo rimproveravo spesso per questo comportamento, buttava i soldi. Abbiamo cominciato a discutere». Filippo Incarbone era sul divano. «L'ho aggredito, purtroppo non era la prima volta - ha ammesso -. Mi capitava di picchiarlo, questo è vero. Avevo un martello in mano, quando Filippo si è rannicchiato per difendersi l'ho colpito sul fondoschiena. Quante volte? Tre o quattro. No, non alla testa. Iacullo è rimasto a guardare». sangue dall'orecchio Quando il giudice chiede a Mangano se ha visto la vittima perdere sangue, Mangano spiega di avere visto del liquido fuoriuscire dall'orecchio. «Ma era caduto due giorni prima con la bici sul cavalcavia dell'ospedale - ha spiegato Mangano -, e si era ferito proprio all'orecchio. Durante la serata ha anche bevuto per errore dell'acqua con ammoniaca. Insomma, non l'ho colpito così forte da ammazzarlo, forse è morto per altre ragioni». Secondo il racconto di Mangano, Incarbone cade per terra per i colpi ricevuti. «Non stava bene, così lo abbiamo portato a letto - ha spiegato -. Solo in quel momento ci siamo resi conto che non respirava più. Eravamo spaventati. A quel punto abbiamo deciso di nascondere il corpo». in auto fino al Ticino Secondo la confessione Mangano e Iacullo trasportano il corpo in auto, mettendo la vittima seduta dietro come un normale passeggero. «Una volta al fiume io e Gianluca abbiamo buttato il corpo in acqua», ha confermato. Mangano ha aggiunto poi di non riconoscere un paio di scarpe, forse appartenenti alla vittima, che gli inquirenti ieri mattina gli hanno mostrato: «Era vestito, aveva i pantaloni e il resto». giorno e ora del delitto L'indagato non ha saputo indicare con precisione che giorno fosse. Per gli inquirenti il delitto va collocato tra il 4 (quando il telefonino di Incarbone si spegne) e il 6 gennaio. «Forse era la sera prima dell'Epifania - ha siegato Mangano -. Però ricordo che il corpo lo abbiamo portato al fiume verso le 4 o 5 di mattina». Ricordi confusi dagli eccessi della serata: «Dopo siamo tornati in casa e abbiamo fumato ancora». --