Gli infermieri: «Pronti a vaccinare ma non ci chiedono disponibilità»
il casoNon ci stanno a vedersi superare dal volontariato. Gli, infermieri che in ospedale già ci lavorano, alzano la voce con Ats, che proprio in questi giorni ha indetto un bando per reclutare professionisti volontari che si mettano a disposizione per la nuova campagna vaccinale. È il coordinamento regionale degli ordini delle professioni infermieristiche a intervenire, con un documento firmato anche dalla presidente dell'ordine di Pavia, Luigia Belotti. «Si ritiene indispensabile che un servizio di alto impatto socio sanitario, come la vaccinazione, debba essere formalizzato anche attraverso una forma contrattuale che riconosca il valore dei professionisti», sottolineano i firmatari del documento. Ed evidenziano alcuni punti critici: »È in conflitto con il Bando Arcuri, ancora aperto; è problematico il reclutamento di professionisti sotto forma di volontariato per una campagna di vaccinazione che durerà per almeno un anno; è inesatto che il personale in quiescenza debba essere iscritto all'albo professionale perchè contraddice quanto previsto dall'art. 423 della legge 178/2020». Per questi motivi gli ordini, «seppure consapevoli del valore della solidarietà e del volontariato», ritengono «di non poter aderire alla richiesta», anzi «manifestano il proprio dissenso». Al fianco degli operatori sanitari si schiera il sindacato Fials, che per bocca del segretario regionale Roberto Gentile sottolinea: «In primo luogo occorrerebbe cercare disponibilità all'interno delle stesse aziende, alla luce delle elevate potenzialità che il territorio esprime, senza nulla togliere alla nobile attività di volontariato che ha contribuito in modo determinante a garantire un supporto fondamentale in tutto l'arco temporale della fase pandemica». «Oggi non si dovrebbe permettere l'esecuzione dell'attività vaccinale sul territorio avvalendosi del solo personale volontario - conclude Gentile -. Diversamente, trattandosi di prestazioni eccezionali dettate da una contingenza altrettanto straordinaria, i nostri professionisti "strutturati" potrebbero soddisfare tale richiesta, su base volontaria e al di fuori dell'orario di lavoro. Ma perchè questo possa concretizzarsi, occorre superare la rigidità del sistema, ragionare per obiettivi e incentivi, andare oltre con risposte concrete e urgenti che la dinamicità delle nostre realtà esige». --D.Z.