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PaviaL'agricoltura di Pavia, Lomellina e Oltrepo vale 700 milioni di euro, il 9% dell'intera Lombardia (7,8 miliardi di euro). Ciò significa il quarto posto dietro a Brescia (27,4%), Mantova (19,7%) e Cremona (15,4%). Ma Pavia è al terzo posto per numero di aziende agricole (6.075), dietro solo a Brescia (9.712) e a Mantova (7.461). Le cifre emergono dall'Annuario dell'agricoltura italiana, pubblicato dal Consiglio per la ricerca in agricoltura (Crea) e relativo al 2019 con alcune prospettive per il 2020. I valoriFra i dati contenuti nell'annuario emergono quelli relativi ai valori dei terreni: nella media dei seminativi della Pianura padana (da 30mila a 55mila euro l'ettaro) appaiono quelli a vocazione risicola di Lomellina e Pavese, mentre non sono esaltanti quelli della viticoltura dell'Oltrepo. «Entrando nel merito dei dati - commenta Alberto Lasagna, direttore di Confagricoltura Pavia - emerge come la quotazione dei terreni confermi la necessità di una svolta per il nostro Oltrepò. Il valore fondiario dei vigneti varia da 25mila a 35mila euro per ettaro, il valore più basso di tutto il Nord Italia: un quarto dei vigneti del Bresciano o della Valtellina. Nelle Langhe si va addirittura da 200mila a 1,5 milioni di euro per ettaro. Analoga distorsione emerge anche sull'importo medio dei contratti di affitto in deroga. Questa macroscopica evidenza dev'essere lo stimolo per lavorare insieme e dare finalmente il valore che merita al nostro Oltrepo e alla sua produzione di assoluta qualità, superando una volta per tutte la logica del vino sfuso». L'aumento delle scorte non ha favorito l'andamento mercantile nel corso della campagna 2018-2019. Secondo i dati Ismea, infatti, i prezzi all'origine dei vini Dop sono calati del 9,7% e quelli Igp del 10,8%. «Quasi tutte le principali Dop hanno registrato cali - scrive Crea - Alcune importanti come l'Oltrepo Pavese, il Brunello di Montalcino, il Roero Arneis, il Barbaresco, il Prosecco, il Conegliano Valdobbiadene, il Nebbiolo d'Alba, il Valpolicella e il Soave. Hanno tenuto, invece, le Dop del Centro-Sud». Inoltre, ai primi di marzo 2020 le misure governative per fronteggiare l'emergenza hanno causato il blocco della ristorazione, che per il vino di qualità rappresenta un canale privilegiato. L'effetto Covid ha potenziato, di contro, le vendite al dettaglio, che nei primi mesi dell'anno hanno registrato una crescita dell'8% in volume e del 9% in valore (Ismea), confermando la dinamica positiva anche nei mesi di maggio e giugno. Relativamente ai prezzi all'origine, secondo Ismea, nei primi sette mesi del 2020 si nota una flessione generalizzata sia nei bianchi (- 4%) che nei rossi (- 6%). Nei bianchi ha pesato la decisa flessione dei listini dell'Oltrepò Pavese, del Prosecco e del Conegliano Valdobbiadene, degli altri vini veneti in genere e friulani, e del Cortese dell'alto Monferrato. «Il sistema agroalimentare italiano - commenta Stefano Vaccari, direttore generale del Crea - si presenta di fronte alle sfide poste dal perdurare della pandemia Covid-19 dotato di molte risorse interne, sia di natura strutturale sia di capacità tecnologica, oltre che di buone capacità di sviluppare relazioni durature con il mercat. L'intero sistema agroalimentare vale oltre 522 miliardi di euro, pari a oltre il 15% del Pil italiano, come media degli ultimi anni. Agricoltura e industria alimentare emergono, inoltre, tra i settori dell'economia più resilienti di fronte al Covid: per il 2020, si stima una riduzione pari, rispettivamente, a - 8,6% e - 8,3% in termini di valore aggiunto». --Umberto De Agostino