Feder e la gioventù "tossica" «Ascoltare i loro veri bisogni»

Luca Simeone / pavia«Nessuno è irrecuperabile, la disperazione si può vincere ma bisogna di guardare dentro i veri bisogni dei ragazzi, imparare a leggerli: e dobbiamo essere prima uomini e poi specialisti». Simone Feder, e la storia autentica raccontata nel suo libro "Alice e le regole del bosco" (uscito lo scorso anno, edito da Mondadori) sono stati lo spunto per la riflessione collettiva via web "Percorsi e protagonisti di storie di tossicodipendenza giovanile", organizzata dal corso di Psicologia dell'Università e dal Lag (Laboratorio per la psicologia dell'attaccamento e sostegno alla genitorialità) diretto dalla professoressa Lavinia Barone, che ha anche moderato il seminario, aperto a studenti e operatori.Il libro di Feder - educatore e psicologo della Casa del Giovane - è il racconto di una ragazza di 17 anni, Alice, famiglia normale, che ha incontrato la tossicodipendenza «da bambina, perché credeva che vivere quel dolore l'avrebbe portata a essere più identica. In famiglia si sentiva fuori luogo e piena di sensi di colpa». L'amore per un ragazzo, anche lui "tossico", la porta nell'ormai famoso bosco di Rogoredo, e qui comincia la «discesa inarrestabile, fino al buco». «Entrare bosco è facile, uscirne per niente», spiega Feder, ma il suo è il racconto di una rinascita, quella di Alice, che alla fine si compie e che vuole essere la testimonianza di come, appunto, una via di fuga è possibile: «Quando è venuta a trovarmi, con le braccia devastate e una sofferenza autentica, che chiedeva di essere ascoltata, c'è stata la svolta. Da lì passo dopo passo si è lasciata aiutare e ha capito che non doveva più voltarsi indietro: aveva bisogno di qualcuno che le dedicasse del tempo».E proprio la necessità dell'attenzione è stato il tema ricorrente negli interventi successivi, dalle presidi di Taramelli-Foscolo e Cairoli (Silvana Fossati e Bruna Fossati), a Ilaria Marzi dell'Ats, Martina Mensi del Mondino, Paola Parolin presidente regionale dell'Ordine degli psicologi. Dati sul fenomeno tossicodipendenza giovanile sono stati forniti da Ioana Cristea del dipartimento di Scienze del sistema nervoso dell'Università, mentre hanno portato la loro esperienza Raffaele Risalvato, psicologo Serd («l'eroina la fa ancora da padrone anche tra giovani e giovanissime») e Ciro Cascone, procuratore del Tribunale dei minori di Milano: «I minori sono invisibili, c'è un'incapacità di genitori di dialogare con loro e di comprenderli. I giovani non riescono a problematizzare l'uso della droga: una volta era un momento di trasgressione, poi serviva a colmare dei vuoti ma ora più ancora che una moda è diventata un'abitudine, una tappa del percorso di vita». --