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Giovanni Scarpa / pavia«La scuola in presenza è vita, ma quella a distanza è scuola di vita perchè insegna ai ragazzi ad adattarsi e superare le difficoltà. E se non è crescita questa...». Raffaella Dordoni, 49 anni, una figlia che anche lei frequenta la V ginnaio al Foscolo, esce dal coro delle proteste dei genitori che rivogliono, a tutti i costi, il ritorno in aula per i ragazzi delle superiori. «Ecco, è quel "a tutti i costi" che io non condivido pur essendo pienamente consapevole che stare in classe è un'altra cosa _ spiega _. Ma purtroppo ora non si può. Punto. Inutile lamentarsi, chiedere la luna, chiudersi o arrendersi». La mamma chiarisce subito un punto: «Io sono favorevole alla didattica in presenza. Ma non mi piacciono le contrapposizioni, che in questo caso poi non hanno senso. Dico solo che bisogna fare di necessità virtù in ogni circostanza della vita. E questa, soprattutto per i ragazzi, è una lezione importante. Dura, ma importante».La Dordoni si rende conto di essere voce fuori dal coro, in questo momento dove tutti chiedono a gran voce il ritorno in aula. Proprio dal Foscolo, il liceo di sua figlia (l'altra si è diplomata a giugno, quindi in piena emergenza Covid anche lei) è partita una petizione per chiedere di non mettere più in discussione la data del 24 gennaio per la ripresa delle lezioni sui banchi: «Lo ripeto, io non mi voglio contrapporre a nessuno. Ho semplicemente una visione diversa di questa drammatica situazione e scelgo di dare la priorità alla salute e alla sicurezza piuttosto che alla didattica in presenza». Che poi, sostiene, si tratta di un falso problema. «Anche a scuola bisogna mantenere e rispettare tutte quelle regole per evitare il contagio, a partire dal distanziamento. Non è comunque più come prima che arrivasse questa maledetta pandemia a stravolgerci la vita. Ma io dico ai ragazzi di non credere a chi dice che questo è un anno buttato via. Lo trovo, fra l'altro, profondamente ingiusto nei confronti dei docenti che, non dimentichiamoci, continuano a fare il loro lavoro in presenza». Ma la solitudine, la mancanza di socialità? «Stare in famiglia non è solitudine _ sottolinea _. Cerchiamo di goderci i tempi inevitabilmente più lunghi per stare con i nostri figli e loro con noi, soprattutto se parliamo di adolescenti. Non è bello non poter stare con i propri coetanei, ovvio. Ma anche in questo caso bisogna prenderla come lezione di vita. Ci si adatta, si soffre, si stringono i denti. La Dad non è una cosa "morta", sta insegnando ai ragazzi ad adattarsi, a non abbattersi, a tirare fuori le unghie per non darla vinta al virus che condiziona le loro vite, per ora. Quante volte, quando saranno adulti, saranno costretti a farlo? In questo momento sono tutti chiamati al sacrificio. Ma non dimentichiamo cosa abbiamo davanti: un virus terribile, che non perdona e miete centinaia di vittime tutti i giorni». Giusta, quindi, la scelta di continuare la didattica a distanza? «Credo che il diritto allo studio sia garantito, in questo momento, nel miglior modo possibile. Per me il diritto alla vita per me viene prima di ogni cosa». --