Scelte di Pirlo e personalità Ecco le chiavi del rilancio Juve
Antonio Barillà / TorinoIl day after di San Siro è scandito da sicurezze nuove e promesse lucidate. Nel gelo della Continassa, i protagonisti della vittoria s'immergono nell'allenamento defaticante, a due passi s'accapiglia in partitella chi è rimasto in panchina o s'è ritagliato uno spezzone. Sorridono tutti, ma l'allegria non ruba concentrazione: risuonano le poche parole pronunciate nello spogliatoio da Andrea Pirlo, la sua richiesta di non abbassare la guardia e custodire lo spirito ritrovato: le prossime tappe di campionato prevedono il Sassuolo, preceduto d'un solo punto, e l'Inter ormai soltanto a +6, distanze per altro mobili considerando una gara in meno. Il tecnico si sofferma sulle poche imperfezioni di una notte pur felicissima, come sempre non dipinge emozioni sul volto, ma dentro cova sollievo e convinzione, respira la soddisfazione di una squadra ogni giorno più sua. Non è la banalità del risultato che modella il giudizio: è il rilievo di una coesione forte, dimostrata negli abbracci al 90', e il riconoscimento di un'impronta chiara su un successo d'oro.Fiducia dosataPirlo, innanzitutto, ha occultato le assenze di Alex Sandro e Juan Cuadrado, fermati dal Covid: senza piagnistei e con un pizzico di coraggio, insistendo su Gianluca Frabotta, una sua creatura: l'esterno era noto, e fino a un certo punto, solo ai seguaci della Serie C, adesso se lo contendono Cagliari e Genoa. In casa del Milan capolista sarebbe stato più comodo puntare sulla maggiore esperienza di Merih Demiral, ruotando Danilo, invece hanno prevalso, ripagati, il coraggio di non badare all'anagrafe e la fiducia nel ragazzo mai venuta meno, solo dosata per dargli tempo di imparare dagli errori. All'assenza di Cuadrado è legata solo in parte la scelta di confermare Chiesa a destra: l'azzurro è sempre più titolare - benché Pirlo chiarisca, ad altro proposito, che con lui titolari son tutti - e grazie al lavoro quotidiano cresce a vista d'occhio, rispetto a Firenze corre di più, è più attento alla coralità e incisivo sottoporta. Dal generale al particolare, a Milano è stato determinante per azzerare la propulsione di Theo Hernandez, togliendo così un riferimento prezioso a una squadra decimata.continuità richiestaTerza mossa, i cambi. È vero che la Juve ha potuto contare, rispetto al Milan, su una panchina ricchissima, ma Pirlo è stato abilissimo a sfruttarla: non casualmente Kulusevski, schierato da punta, e McKennie, entrati insieme in campo, hanno confezionato la rete che ha chiuso il match. E alzi la mano chi non ha accolto dubbiosamente l'innesto dell'americano al posto di Dybala. L'argentino, autore di due assist, consente di introdurre un ulteriore merito di Pirlo: la rigenerazione dei campioni smarriti e, estendendo il concetto al collettivo, la ricostruzione psicologica di una squadra condizionata da troppe frenate. Dopo la Fiorentina, l'allenatore ha chiesto una reazione e l'ha ottenuta, ora chiede continuità. Perché la Juventus sia sempre autoritaria e spavalda, non solo al Camp Nou o a San Siro. --© RIPRODUZIONE RISERVATA