Scorie nucleari, è rivolta per i siti

Luigi GrassiaAltro che zone rosse: in piena emergenza Covid un incubo ben peggiore per le Regioni e le città italiane è quello di diventare zone radioattive, in quanto deposito di scorie nucleari. La Sogin, società incaricata dello smantellamento delle vecchie centrali atomiche e della gestione dei rifiuti radioattivi, ha identificato, dopo un lunghissimo studio, 7 Regioni con 67 siti che sembrano idonei per stabilità geologica, fra cui sceglierne uno soltanto, dove convogliare tutte le scorie atomiche in una grande discarica nazionale; ma, come si poteva immaginare, appena sono stati diffusi i nomi delle località candidate, è scoppiata la rivolta.Le Regioni selezionate come potenzialmente idonee alla costruzione del mega-deposito sono sette: Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna e Sicilia. La Tavola generale allegata alla Cnapi (Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi) rivela anche i singoli Comuni interessati; non li citiamo tutti, limitandoci, a titolo di esempio, ai due estremi d'Italia: nella Regione più a Nord, cioè il Piemonte, ce ne sono 8 (fra cui 2 nel Torinese e 6 in provincia di Alessandria) mentre in Sicilia sono 4; in mezzo il Lazio, che ne ha più di tutte (22), cioè quasi un terzo del totale. Ovviamente il tema è delicato perché le scorie radioattive fanno (giustamente) paura; ma tali scorie ormai esistono, anche se l'Italia ha spento da molti anni le sue poche centrali nucleari; inoltre il nostro Paese continuerà ad accumularne altre, derivati degli usi medici delle apparecchiature radianti. Al momento tutti questi rifiuti vengono sistemati in depositi provvisori. Averne invece uno solo, nazionale, aumenterebbe grandemente la sicurezza e la tutela della salute pubblica, ma costruirlo non sarà facile, perché chiunque accetti di ospitarlo sul suo territori avrebbe l'impressione di finire con il cerino acceso fra le dita. Per allettare i destinatari sono previsti nella zona prescelta 900 milioni di investimento e 4000 mila posti di lavoro per 5 anni. Poi ci saranno, a tempo indeterminato, la gestione ordinaria dell'impianto, oltre a quella di un parco tecnologico. E di sicuro arriveranno sussidi pubblici supplementari. Per adesso nessuno di questi argomenti fa breccia. Ad esempio - ma si potrebbero trovare gli stessi concetti, espressi quasi con le stesse parole, in tutti gli altri 66 Comuni - a Carmagnola (Torino) la sindaca Ivana Gaveglio insorge: «Non siamo stati informati preventivamente. È una situazione assurda e siamo determinati a dimostrare la non idoneità dell'area individuata e a proteggere il territorio carmagnolese e i suoi abitanti. Lancio un appello a tutte le forze politiche, associazioni di categoria e a tutti i cittadini di affiancarci in questa battaglia». E in effetti è facile prevedere che non solo qui, ma anche nel resto d'Italia si faccia muro, senza distinzioni di partito, contro l'ipotesi di ospitare il deposito. Lo dimostrano le dichiarazioni di due governatori di Regione di diversa tendenza politica. Il sardo Christian Solinas respinge «ogni ipotesi di diventare pattumiera radioattiva nel centro del Mediterraneo. Questo è un oltraggio di Stato e una scelta di sapore neocoloniale». Per Michele Emiliano (Puglia) «non si possono imporre, ancora una volta, scelte che rimandano al passato più buio, quello dell'assenza della partecipazione e dell'umiliazione delle comunità». --© RIPRODUZIONE RISERVATA