«La scuola è un affare di Stato» L'imperatrice guardava avanti
pavia«Da un miglior sistema alla direzione degli studi dipende la coltura degli Ingegni e la rettificazione dei Cuori, e per conseguenza la formazione e propagazione di soggetti illuminati...». Maria Teresa d'Austria ha le idee ben chiare e viene sostenuta nel suo intento dal figlio Giuseppe II . Con la sua riforma l'imperatrice mette mano all'intera struttura della Lombardia austriaca svecchiando le istituzioni, accentrando l'istruzione che sottrae al controllo della Chiesa e formando al tempo stesso anche una nuova classe dirigente. «Lo scopo - spiega nel suo saggio introduttivo Carla Riccardi - è rinnovare la struttura dello Studio, aprire a una nuova cultura che esca dai confini dell'Accademia e che "soprattutto possa essere utilizzata per raggiungere nell'organizzazione dello Stato benessere e pubblica felicità"». E con una lungimiranza che anche oggi sarebbe auspicabile per non dire necessaria, Maria Teresa insiste sul fatto che «la scuola è e rimarrà sempre un politicum, un affare di Stato». Passaggio obbligato per una garanzia di progresso. Un visione lungimirante che in quegli anni dà l'abbrivio a una Pavia ancora troppo seduta e provinciale. L'intervento sull'Università - dal punto di vista organizzativo-gestionale ma anche edilizio - porta in pochi anni grandi frutti: un incremento notevolissimo di studenti, richiamati da docenti di primo piano, e di conseguenza una nuova considerazione dei titoli di studio rilasciati. Non è un caso che a Pavia, nel 1777 si laurei in Giurisprudenza la prima donna, Maria Pellegrina Amoretti. --m.g.p.