Reduci di guerra, avventurieri in cerca di fortuna e idealisti

PAVIAReduci della Grande guerra, avventurieri in cerca di fortuna, idealisti soggiogati dal mito del poeta-guerriero. Fu questo l'eterogeneo seguito che consentì a Gabriele D'Annunzio di dare corpo al suo progetto di occupare Fiume per porre di fronte al fatto compiuto le potenze alleate riunite a Versailles per la conferenza di pace, rendendo inevitabile l'annessione della città all'Italia.D'Annunzio che godeva di grande popolarità nell'esercito per le imprese e i raid su Vienna, arrivò a Ronchi l'11 settembre 1919 in compagnia di alcuni ufficiali, tra cui il tenente Guido Keller, il tenente Almerigo Ongaro e l'ufficiale alpino Cornelio Andersen, che requisì gli autocarri per il trasporto delle truppe. Il comandante dei granatieri, il maggiore Carlo Reina accettò di affiancare il Vate abruzzese guidando una colonna ribelle a Fiume. All'alba del 12, la colonna si mise in viaggio verso la città (ora croata), e lungo la strada si unirono ad essa bersaglieri, cavalleggeri ed ex arditi (la specialità della fanteria che nel conflitto del 1915-18 si distinse in azioni ad alto rischio); si aggiunsero poi i volontari irredentisti di Host-Venturi. Tra i primi ad accorrere, vi furono Giovanni Giuriati (che sarà presidente della Camera e più volte ministro durante il ventennio fascista) e il sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris, mentre il leader del sindacato dei lavoratori del mare, Giuseppe Giulietti, garantì il suo sostegno alla rivolta. Anche Luigi Rizzo, l'eroe dei Mas (motoscafi siluranti) e futuro ammiraglio, pluridecorato per l'affondamento delle corazzate austriache Wien e Szent Istvan (Santo Stefano) si unì spedizione, che giunse a radunare sotto le sue bandiere quasi 10mila uomini. --