L'Inter ha un piano: ridurre i costi Niente acquisti per la rincorsa

MILANO Nessuna Villa Bellini 2.0, ma una riunione di aggiornamento dopo la prima metà della stagione per fare il punto della situazione in casa Inter, con un occhio soprattutto al mercato per provare a mantenere vivo il sogno scudetto, senza però follie economiche. È andato in scena ieri ad Appiano Gentile il tanto atteso summit tra Antonio Conte e la dirigenza nerazzurra, con il presidente Steven Zhang collegato da Nanchino. Un vertice da cui è emersa «totale unità d'intenti», mettendo chiaramente sul tavolo quali sono le prospettive per il club, soprattutto sul mercato. A gennaio infatti non è previsto nessun investimento economico, dando la priorità alla riduzione dei costi operativi per garantire la sostenibilità e stabilità aziendali. Con gli stadi vuoti, la necessità potrebbe essere quella di spalmare gli ingaggi dei calciatori. In sostanza, quindi, via libera alla cessione dei giocatori ritenuti non funzionali e che pesano molto in termini economici, come Eriksen e Nainggolan (diretto al Cagliari). Poi, eventualmente, con quanto ricavato potrebbe arrivare qualche pedina low cost per rinforzare determinati ruoli, come un centrocampista più difensivo e un vice-Lukaku in attacco: tutto dipenderà, quindi, dalle cessioni, magari provando a inserire gli esuberi in qualche scambio con l'obiettivo di ridurre soprattutto il monte ingaggi. Tra le ipotesi, resta anche quella dello scambio Eriksen-Paredes con il Psg. Comprensibile la linea del club nerazzurro, ribadita nello stesso giorno in cui l'Agenzia delle Entrate gela i club di Serie A. E non solo. In una circolare, l'Agenzia ha fornito una serie di chiarimenti sul «regime agevolato degli impatriati», che nel cosiddetto Decreto Crescita era stato ampliato anche agli sportivi professionisti e per questo sfruttata da tante società di Serie A: chiarimenti che hanno di fatto bloccato il provvedimento, con nuovi problemi per le società. In base alla norma, a chi sposta la propria residenza in Italia dopo due anni trascorsi all'estero, e per almeno due anni, viene applicata una tassazione agevolata: per gli sportivi, la percentuale dell'imponibile è fissata al 50%, con un ulteriore 0,5% della base imponibile che deve essere destinato ai settori giovanili (con modalità da definire tramite Dpcm). Una normativa approvata nell'estate 2019 che ha agevolato e non poco i club, capaci di attirare campioni con stipendi alti riducendo il costo lordo a bilancio: da Lukaku a De Ligt fino a Ibrahimovic, Ribery ed Eriksen, sono diversi i casi in cui le società italiane hanno approfittato del Decreto Crescita per acquistare giocatori dall'estero. Ma è arrivata la doccia gelata: la circolare 33/E dell'Agenzia delle Entrate ha infatti precisato che la norma non può venire applicata per gli sportivi professionisti finché non verrà emanato il Dpcm di cui sopra. Un danno non da poco per i club di Serie A (ma anche di altri sport come il basket), che si potrebbero trovare costretti a rimborsare una fetta corposa di tasse dovute, senza considerare l'impatto sul calciomercato di gennaio: il rischio è che tanti tra gli obiettivi all'estero possano svanire, in attesa di ulteriori chiarimenti. Aspettando novità dal Governo, intanto c'è chi, come Inter e Juventus, hanno già accantonato nell'ultimo bilancio la cifra eventualmente da rimborsare (rispettivamente 11 e 7 milioni di euro) anche se l'impatto rischia di essere maggiore. Il problema per tante società riguarderà soprattutto la liquidità, già messa sotto stress dalla chiusura degli stadi e dai minori ricavi. Intanto, però, oggi verrà firmato dal governo il decreto attuativo del credito d'imposta per gli sponsor delle società sportive. --