Bruno: «Già domenica a Pavia ci vaccineremo in cinquanta»

L'intervistaFrancesco Rigatelli «Domenica mi vaccinerò e sarà l'inizio della fine, una data da ricordare». Raffaele Bruno, 54 anni, professore associato di Malattie infettive e primario al San Matteo di Pavia, dopo aver guarito Mattia, il paziente uno, vuole essere tra i primi a testimoniare l'utilità del vaccino.Vuole essere il vaccinato uno?«Domenica a Pavia ci vaccineremo in 50 e se non sarò il primo, sarò il secondo o il terzo. La prima fase della vaccinazione è dedicata agli operatori sanitari e nel mio reparto si vaccineranno tutti i colleghi degli ospedali della provincia».Avete dosi sufficienti?«Non lo so, perché è un lavoro in continuo aggiornamento. Le prime 1620 dosi arriveranno domenica mattina all'Ospedale Niguarda di Milano e da lì saranno distribuite in ogni provincia. A Pavia ne perverranno 50 in giornata, ma non so cosa succederà da lunedì».Con Fabio Vitale di Sky ha scritto per Harper Collins il libro "Un medico" i cui ricavati vanno alle famiglie degli operatori sanitari morti nella pandemia. Ci si è dimenticati di loro?«Il mio è un diario di bordo della pandemia. A Pavia siamo entrati nella tragedia dal secondo giorno e da allora in Italia sono morti oltre 250 medici e 60 infermieri. Non penso che il nostro libro guadagni chissà quali cifre, ma spero aiuti a ricordare chi è morto sul lavoro cercando di aiutare gli altri».Perché la curva scende tanto lentamente?«Ci sono ancora molti ricoveri e solo ieri 628 morti, il virus circola. Le misure prese sono state utili, ma non risolutive».Come si può fare?«Capisco che si debbano conciliare le misure con l'economia, ma l'unica soluzione è il lockdown».Cioè zona rossa dopo il 6 gennaio?«Bisognerà vedere i numeri tra due settimane, ma temo che questo periodo giallo, rosso e arancione non sarà sufficiente. La strategia apri e chiudi va sostituita con quella chiudi e apri, cioè prima si abbassa il contagio e poi si riaprono le attività. Non bisogna inseguire il virus, ma prevenirlo».Qual è la soglia che consente la convivenza col virus?«Non c'è un numero di contagi preciso, ma quando l'indice Rt è sotto l'1 in tutte le regioni e gli ospedali sono liberi».La variante del virus preoccupa in qualche modo?«Le varianti sono tante e normali in una pandemia. Quest'ultima al momento non desta particolare preoccupazione. Il Sars-Cov-2 sembra molto stabile e meno mutevole di altri virus».È una buona notizia?«Sì, perché così i vaccini funzionano».Quanti italiani hanno preso la variante?«Che si sappia uno solo a Roma. In ogni caso, è stato prudente chiudere i voli».È vero come sospetta Zaia che la variante potrebbe avere influito sul contagio in Veneto oltre all'alleggerimento della zona gialla?«Non so quali elementi abbia in merito, ma il Veneto è rimasto in zona gialla grazie al sistema sanitario efficiente. Solo che il livello del contagio meritava la zona arancione. Al contrario la Calabria è diventata rossa non per il numero di infettati, ma per la fragilità del sistema sanitario».Lei ha guarito il paziente uno, ma non si tratta più del primo dopo la scoperta del bambino contagiato a Milano a dicembre?«Mattia è stato il primo paziente diagnosticato e curato, mentre il primo vero contagiato non si scoprirà mai. Con lui ci telefoniamo spesso, anche per gli auguri. Mi sente come un papà, che purtroppo ha perso per il Covid».Lei cura i pazienti oggi come allora?«All'inizio mi sentivo un medico dell'800 che sperimentava le terapie sui pazienti, poi si sono capito tante cose e la mortalità è diminuita».Per esempio?«La doppia componente virale e infiammatoria, per cui il cortisone aiuta. L'antivirale Remdesivir, usato entro 6-9 giorni dall'inizio dei sintomi, funziona altrimenti no. E le terapie sperimentali col plasma».E per curarsi a casa?«Bisogna andare in ospedale, ma se non si riesce dopo aver parlato col medico e solo se manca l'ossigeno si può prendere il cortisone in compresse, e per la febbre paracetamolo».A che punto sono le cure monoclonali?«Negli Usa sono state approvate e hanno guarito Trump. In Italia sono ancora in fase di studio: sono utili all'inizio della malattia, ma al momento sono molto costose». --© RIPRODUZIONE RISERVATA