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IL casoGiuseppe Salvaggiulo«Gli ampi sviluppi investigativi» hanno consentito di ricostruire dall'origine il caso Suarez e vedere «plasticamente e in tempo reale - scrive il gip Frabotta - come, perché e da chi l'esame farsa sia stato ideato, preparato, organizzato ed eseguito». Da una parte la Procura di Perugia considera «significativamente corroborato il quadro probatorio» su vertici e docenti dell'università; dall'altra rivaluta, in quanto «radicalmente» aggravato, il quadro sulla Juventus. Al punto da ipotizzare, a differenza dei primi giorni dell'inchiesta, che «lo sfrontato favoritismo» per l'esame «del fuoriclasse uruguaiano» (così il gip, con trasporto pallonaro) non fosse solo motivato da «unilaterale asservimento» per «il rilievo e la notorietà» del calciatore e della società, ma «ispirato dalla promessa di utilità». Come scrive il procuratore Raffale Cantone, «per corrispondere alle richieste avanzate dalla Juventus». Non risultano promesse o passaggi di denaro. Ma «utilità economicamente valutabili» sì, tanto che il gip conferma la tesi della Procura di contestare il reato di rivelazione di segreto d'ufficio (per le domande passate a Suarez prima dell'esame) nell'ipotesi aggravata dal fine di «procurare a sé o ad altri un indebito profitto patrimoniale». Utilità in favore di Suarez (ingaggio da 10 milioni di euro annui e cittadinanza, «certamente implicante importantissime ricadute economiche»), ma soprattutto per l'ateneo: «a parte quanto effettivamente pagato da Suarez per corso e finto esame (1750 euro), la straordinaria e pressoché planetaria pubblicizzazione dell'università per stranieri, obiettivo che tutti gli indagati strenuamente perseguivano». Basti vedere la foto di gruppo con Suarez dopo l'esame e leggere il comunicato gaudioso dell'ateneo, che dà conto dell'accoglienza da capo di stato riservata «al bomber di Salto», del suo apprezzamento («si è detto molto soddisfatto») e delle frasi della rettrice: «Siamo molto lieti...». Secondo i magistrati, il piano era di utilizzare «la buona riuscita dell'affare Suarez» per «far diventare l'università punto di riferimento privilegiato non solo della Juventus, ma delle squadre professionistiche nel particolare settore delle naturalizzazioni dei giocatori extracomunitari, con rilevantissime ricadute economiche per l'ateneo». Un business confacente agli «obiettivi espansionistici» evocati in diverse conversazioni, a testimonianza di una «precisa strategia» istituzionale coinvolgente anche altri soggetti dell'università, benché estranei all'esame. Per la Procura «è intuitivo che i numerosi illeciti volti a favorire la certificazione di Suarez e il tesseramento da parte della Juve siano stati commessi dagli indagati con la prospettiva di ricavarsi per sé stessi o per altri delle utilità. Ed è evidente che la notorietà e il ruolo dei soggetti e della squadra avrebbero potuto portare all'università e agli indagati stessi un significativo ritorno in termini di visibilità, immagine, rapporti commerciali, carriera, e, in ultima analisi, anche vantaggio economico». Resta da definire l'esatto ruolo della Juve e dei suoi emissari. Che può essere quello di meri beneficiari in buona fede dello zelo perugino, oppure assumere connotati proattivi. Nella fase tre dell'inchiesta, la Procura intende «verificare» con «indispensabili approfondimenti investigativi» quelli che considera «seri indizi» di corruzione, emergenti da «diversi passaggi delle intercettazioni» in cui si paventa «un possibile accordo che la Juventus sarebbe stata disposta a stipulare con l'università per future collaborazioni», ovvero corsi ed esami per calciatori bisognosi di «italianizzazione» con connessi ritorni «in termini di immagine per l'ateneo e di carriera per gli attori dell'operazione Suarez». Sono tre le conversazioni in tal senso valorizzate. «Mi permetto, se in futuro ci sono altre situazioni, di appoggiarmi a voi, su questo ci tengo» dice al direttore dell'università Simone Olivieri l'avvocato Maria Turco, definita nelle carte dell'inchiesta «legale incaricato» dalla Juve nei rapporti con Perugia. Olivieri riferisce all'esaminatore di Suarez, Lorenzo Rocca: «La Juventus vorrebbe fare un accordo per mandarci anche i calciatori della Primavera, tutti». E la prorettrice Daniela Gambini, poche ore prima dell'esame, chattando con Stefania Spina, professoressa di Suarez, «dimostra di essere a conoscenza di una trattativa» perché scrive: «Dicevo agli apicali (verosimilmente i vertici dell'università, ndr) che se va in porto convenzione con Juve si potrebbe proporre a Malagò...», il presidente del Coni, qualcosa di analogo. Non necessariamente, per la Procura, l'esistenza di una corruzione implica un corruttore juventino. Potrebbe tutto risolversi all'interno dell'università, sottoforma di «vantaggi» promessi a catena dai superiori gerarchici. Per approfondire «ipotesi corruttiva ed esatti estremi del sinallagma» (lo scambio illecito) serviranno altre indagini. -© RIPRODUZIONE RISERVATA