Comunicare È UNA MEDICINA

Il mio babbo, Adriano Carli, è deceduto in ospedale, al policlinico di Pavia nel reparto di Malattie infettive dopo 18 giorni di ricovero. Ho chiesto più volte ai medici di farmi entrare in camera dove era ricoverato e inizialmente essi hanno acconsentito anche se con reticenza. Gli ultimi giorni, invece, nonostante abbia insistito, non mi hanno concesso di entrare. Ho voluto mandare un messaggio al mio babbo, che vedevo attraverso la vetrata della camera, all'esterno, lungo la balconata, facendogli recapitare il giornale che leggeva quotidianamente, per fargli capire che mi trovavo vicino a lui. Dopo che gli hanno consegnato il giornale si sono dileguati , il mio babbo si è agitato e cercava di attirare l'attenzione degli infermieri perché voleva comunicare a loro qualcosa nonostante avesse poca voce e facesse fatica ad esprimersi.Ho pensato di scrivere per chiedere più attenzione e per ricordare alle persone che curano gli anziani l'importanza della comunicazione, che può avvenire in tanti modi purché chi la riceve sia in grado di decodificarla: se non lo è, occorre la presenza di una persona a lui vicina, che lo conosca, o un famigliare. Ecco una sintesi in poche righe (io lo chiamo manifesto) di ciò che intendo.Le parole, le immagini, gli sguardi, i gesti sono strumenti che usiamo per comunicare. Le parole sono il mezzo più ricco e complesso ma tutti gli strumenti che l'uomo ha inventato sono segni. Il segno unisce ciò che si vuole esprimere con un modo per esprimerlo. Il paziente anziano e fragile è impossibilitato a comunicare sia verbalmente che a cenni.Ciò che si comunica si chiama messaggio. Perché il messaggio possa venire compreso esso deve venire formulato in un codice conosciuto sia dall'emittente che dal ricevente. La decodificazione per un paziente anziano e fragile risulta assai difficile. Il messaggio deve tradursi fisicamente in segno per essere recepibile. Il mezzo fisico della trasmissione del segno è il contatto. Le persone anziane e fragili che non hanno voce possono comunicare solo per contatto con un familiare.Sara Carli. Pavia