Senza Titolo

Monica Serra / milano Quando finalmente è riuscita a fuggire, la ragazza, 18 anni, sconvolta e in lacrime, ai piedi aveva un solo anfibio nero. L'altro gliel'ha lanciato lui dalla finestra, con una banconota da cento euro.Certo i soldi non erano un problema per Alberto Maria Genovese, 43 anni, fondatore di Facile.it, che ha ceduto nel 2014, oggi numero uno di Prima Assicurazioni: il classico imprenditore di startup, dal pensiero e la parlantina veloci, sempre in jeans a macinare milioni, racconta chi lo conosce bene. Ora è in carcere con le accuse di violenza sessuale, lesioni, spaccio e sequestro di persona. I festini a base di droga erano rimasti, invece, almeno fino a sabato, il suo lato oscuro, noto solo a pochi intimi: uomini, tra i 30 e i 40 anni, e tante ragazze, tutte molto giovani. Proprio come la 18enne che, poco dopo le dieci di sera di domenica 11 ottobre, è stata soccorsa da una volante della polizia vicino a via Torino, a due passi dal Duomo. Era confusa, piangeva. Ha raccontato di essere stata costretta a prendere droga ed essere stata violentata per 24 ore.Per scappare da quella casa, che lo stesso Genovese aveva ribattezzato "Terrazza Sentimento", la vittima ha chiesto aiuto per telefono ad una sua amica quando si è risvegliata, nuda e piena di lividi, sul letto della "camera padronale" del superattico: "Ti prego raggiungimi. La situazione è pericolosissima. Se non ti rispondo più chiama la polizia".Le due ragazze erano andate insieme alla festa la sera prima. Un buttafuori le aveva fatte entrare in ascensore, dopo aver controllato che anche il loro nome fosse nella lista degli invitati. Avevano dovuto lasciare all'ingresso i cellulari, vietati foto e video. Le giovani avevano ballato ai bordi della piscina sulla terrazza vista Duomo. "In mezzo alla sala c'erano piatti con cocaina e altra sostanza stupefacente chiamata 2CB (la pregiata cocaina rosa, ndr) a disposizione degli invitati", hanno raccontato i testimoni ascoltati dalla squadra mobile, diretta da Marco Calì.Ma le due amiche, intorno alle dieci e mezza, avevano notato attenzioni eccessive del proprietario di casa e avevano chiesto di andar via. La vittima però non ci è riuscita. È rimasta in quell'appartamento e quando l'amica si è accorta, ha raccontato di essersi precipitata davanti alla camera da letto di Genovese. La porta chiusa, presidiata da un buttafuori che le ha impedito di entrare.Così è iniziato l'incubo. Per ore - ha raccontato la vittima - Genovese ha abusato di lei, facendole assumere stupefacenti. Una in particolare le ha fatto perdere i sensi: forse la cosiddetta "droga dello stupro", sostanza che infatti lui non ha toccato. I ricordi offuscati della nottata e della mattina successiva sono stati colmati dagli investigatori grazie alle immagini delle telecamere piazzate in ogni angolo della casa. Genovese ha provato a farle cancellare dal suo tecnico quando la polizia, dopo aver raccolto la denuncia, si è presentata alla sua porta. "Pialla quelle registrazioni adesso, passa un distruttore dei file", gli ha scritto via chat. Ma non ci è riuscito.Gli inquirenti hanno raccolto la testimonianza di un'altra ragazza che, a luglio, durante una vacanza a Ibiza, interamente pagata dall'imprenditore a tutto il gruppo di amici, ha raccontato di aver subito violenze dopo aver assunto una droga che le ha fatto perdere i sensi. Il copione sempre uguale, nonostante le due vittime non si conoscessero. Nel superattico di Genovese gli investigatori, coordinati dai pm Stagnaro e Letizia Mannella, hanno sequestrato cocaina, chetamina e Mdma. Oltre alle manette usate (assieme a una cravatta) per legare la 18enne.Il 43enne è stato fermato sabato mentre provava a scappare. Si era presentato all'ufficio passaporti per sollecitare il rinnovo del documento e al telefono aveva detto alla madre di essere pronto a partire per Amsterdam e da lì in Sudafrica con un jet privato. Durante l'interrogatorio, al gip Tommaso Perna, ha detto di volersi disintossicare: «Da quattro anni sono dipendente dalla cocaina, non riesco a controllarmi. Ho bisogno di curarmi». --© RIPRODUZIONE RISERVATA