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l'uscenteFrancesco Semprini / washingtonNon mollare un seggio nel conteggio dei voti, non indietreggiare di un passo nella battaglia legale. È l'ordine di servizio della campagna di Donald Trump che, di fronte a spogli sempre più favorevoli a Joe Biden, mette a punto strategia e tattica della «resistenza rossa». Ovvero muoversi sul piano legale e anche sul piano elettorale e schierare sul territorio una squadra "all-star" di avvocati. Il presidente in carica è asserragliato alla Casa Bianca, dialoga esclusivamente con i registi della campagna, e comunica all'esterno solo attraverso cinguettii. «Fermate il conteggio», tuona avvertendo che «tutti gli Stati recentemente assegnati a Biden saranno citati per frode elettorale. Ci sono un mare di prove. Vinceremo». E poi ancora, rincara: «I nostri legali hanno chiesto un "accesso significativo", ma a cosa serve? Il danno è già stato fatto all'integrità del nostro sistema e alla stessa elezione del presidente. Questo dovrebbe essere discusso». E quando il comandante in capo twitta di non considerare i voti giunti dopo il 3 novembre, il social lo marchia affermando di essere fuorviante. Lui rilancia: «Se si contano i voti legali vinco facilmente le elezioni. Se si contano i voti illegali e quelli in ritardo, ci rubano le elezioni». A farsi sentire è il manager dell campagna, Bill Stepien: «Trump è vivo e vegeto». La campagna rimane fiduciosa e prevede la vittoria finale, con un risultato che sarà chiaro da subito. «Continueremo a lottare per queste elezioni perché è ciò che il popolo americano merita - sferza - bugie, furti e imbrogli dei Democratici stanno dilagando in questo Paese». Jason Miller, il "falco" di Trump 2020 si dice «completamente fiducioso» sulla vittoria della Pennsylvania e sul buon esito in Georgia, a meno che «non compaiano magicamente pile di schede» con le crocette sul nome di Biden. Afferma, inoltre, che è breve «il passo» per la vittoria in Arizona. Miller tenta di spiegare infine che il tweet "urlato" in cui Trump invoca lo «STOP AL CONTEGGIO», si riferisce solo a votazioni illegali, come dire «nessuna forzatura». Sul piano legale, intanto, la campagna del presidente ha messo in piedi una formazione di prìncipi del foro per portare avanti le sfide nelle sedi istituzionali. Nella rosa c'è l'avvocato personale di Donald Trump, Jay Sekulow, che aiuterà i colleghi sulle questioni da discutere in sede di Corte Suprema, nonché l'ex sindaco di New York City, Rudy Giuliani, e l'ex procuratore generale della Florida, Pam Bondi. Potrebbe essere chiamato in squadra anche Sidney Powell, l'avvocato dell'ex consigliere per la sicurezza nazionale, Michael Flynn. La scelta del regista della campagna legale è stata affidata al genero di Trump, Jared Kushner, il quale starebbe cercando un profilo alla James Baker, l'ex segretario di Stato che guidò con successo lo stuolo di avvocati assoldati da George W. Bush per "la battaglia in Florida" del 2000. Alle stelle dell'avvocatura spetta tuttavia un compito assai arduo, almeno a giudicare dai rigetti giunti in merito ai primi ricorsi presentati da Trump, da un giudice della Georgia sulla richiesta di assicurare il rispetto delle leggi in merito alle schede per corrispondenza. E da un togato di una corte statale del Michigan che ha respinto il ricorso per fermare il conteggio dei voti. Stesso scenario nello Stato della Pennsylvania, dove il procuratore generale, Josh Shapiro, ha bocciato la causa affermando con toni fermi che «la campagna elettorale è finita: i voti sono stati espressi - ha detto - ed è il momento di contarli e rispettare la volontà degli elettori che sono andati alle urne» . --© RIPRODUZIONE RISERVATA