Senza Titolo
L'algoritmo della sanità è la nuova guida di un Paese sbandato. 21 parametri più o meno oggettivi, più o meno trasparenti stabiliscono le sorti di milioni di persone. È la certificazione "tecnica" della debolezza della politica davanti alla devastante ondata di ritorno della pandemia. Chi comanda in Italia? Chi decide per il bene dei cittadini durante la peggiore emergenza economica e sociale dal 1945 a oggi? Scatta oggi la suddivisione dell'Italia nei tre colori individuati per ciascuna delle venti regioni, con le relative restrizioni; un'arlecchinata sbronza. I governatori litigano tra di loro e tutt'insieme contestano le scelte del governo di Roma. Un teatrino imbarazzante.Se il premier Conte mercoledì sera in conferenza stampa ha provato invano ad accreditare l'idea di decisioni condivise, già ieri mattina le reazioni dei presidenti di regione lo hanno smentito. La Calabria, zona rossa, si prepara a fare ricorso. Il lombardo Fontana recrimina per un presunto "schiaffo" inferto alla sua terra. Mentre il piemontese Andrea Tronzano, assessore regionale al bilancio, evoca «i peggiori regimi totalitari e comunisti». Un delirio pubblico. Si dirà: sono tutte regioni in mano al centrodestra, dunque all'opposizione dell'attuale governo. Come se si potesse ancora rimestare in una campagna elettorale infinita.In verità l'epidemia aveva già messo in evidenza tra marzo e aprile le falle di un sistema sanitario con venti modelli differenti. Va a merito del ministro della sanità Roberto Speranza, rivelatosi al gran pubblico come una persona seria, aver provato a tenere insieme forze centrifughe. Ora tutte le contraddizioni stanno esplodendo nel conflitto istituzionale permanente. Appena venti giorni fa i sindaci si erano chiamati fuori per sottrarsi dal prendere decisioni necessarie ma impopolari. I governatori li stanno imitando. Rivendicano poteri e vantaggi di un federalismo straccione quando le cose vanno bene. Nell'ora più cupa però sono pronti a dissociarsi dalle decisioni avallate un minuto prima da loro stessi. In fondo lo "sceriffo" De Luca resta il più coerente di tutti: ha sempre polemizzato con il governo "amico" e continua a farlo ancora adesso quando a sorpresa la Campania è colorata solo di giallo. Un regalo o un dispetto romano, difficile a dirsi. Comunque vada a finire - e c'è da dubitare che tutto andrà bene, come c'eravamo illusi otto mesi fa - l'assetto dello Stato italiano sta dimostrando tutte le sue debolezze. Non poggiamo né su un ordinamento centralista come la Francia né federale come la Germania. Una via di mezzo, né-né, aggravata dalla frettolosa riforma costituzionale di vent'anni fa (governo Amato, centrosinistra, 2001) varata in concorrenza con le pulsioni anti-statali leghiste. Oggi contiamo i contagiati, i morti, i posti nelle terapie intensive. Ma non possiamo contare su chi ci dovrebbe governare garantendo l'unità della nazione. --© RIPRODUZIONE RISERVATA