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L'INTERVISTALuca Monticelli / ROMACon il decreto Ristori il governo ha messo «una cintura di sicurezza» alle attività produttive per tenere sotto controllo la situazione. Ma nessuno può prevedere cosa succederà il 24 novembre, quando dovrebbero terminare le restrizioni dell'ultimo Dpcm. Il sottosegretario all'Economia, Pier Paolo Baretta, è convinto che il quadro delineato con la Nota di aggiornamento al Def regga: «Il nostro non è un ottimismo astratto, è un'analisi lucida», però ammette: «Di fronte a un possibile lockdown è chiaro che avremmo un drastico peggioramento con un appesantimento del deficit e la caduta del Pil». Perché le stime della Nadef sono ancora valide? «Abbiamo fermato alcuni settori esposti al contagio del virus, ma che in parte sono compensati da altri che "tirano", come ad esempio il manifatturiero che ha avuto un periodo positivo. Se questo scenario rimane costante i dati reggono. È chiaro che se non sarà così dovremo rivedere le stime». Il decreto Ristori mobilita oltre 5 miliardi di euro ed è coperto con i risparmi delle misure precedenti. Quel tesoretto adesso l'avete esaurito? «Io penso che potremo avere ancora qualche risparmio da utilizzare, tuttavia è una valutazione che non si fa a priori ma a posteriori». Ci sarà un altro scostamento di bilancio entro fine anno? «Se i provvedimenti messi in campo daranno risultati non ci sarà bisogno. Dipenderà dall'andamento del virus, essendo già ai primi di novembre si può presumere di no». Sui mercati assistiamo al panico da lockdown, i conti resisteranno all'impatto della pandemia? «La solidità della nostra finanza pubblica è fuori discussione. In questi mesi tutte le emissioni di titoli sono andate molto bene, significa che c'è la fiducia degli operatori sulla tenuta dello Stato. È vero che abbiamo fatto una fortissima operazione di indebitamento, però ora abbiamo a disposizione importanti fondi europei. Complessivamente il quadro è difficile ma non siamo di fronte a un rischio di default». Quando prenderete una decisione sul Mes? «Io sono a favore dell'attivazione di questo strumento: sono soldi disponibili, a tassi favorevoli, vale la pena averli. Dobbiamo ricordare però che si tratta di debito, è bene sia chiaro all'opinione pubblica per non creare un'illusione ottica. Penso che una volta messo a punto un piano generale, che faremo tra la legge di bilancio e l'avvio del Recovery, sarà più semplice per la maggioranza fare una valutazione delle risorse disponibili». Lei è stato sindacalista della Cisl, sul blocco dei licenziamenti avete fatto arrabbiare sia i sindacati che Bonomi. «Il divieto di licenziare è stato agganciato al 31 gennaio, il termine dello stato di emergenza. Lo ritengo un criterio oggettivo che è bene avere su materie così delicate. Il punto vero della discussione è come si esce gradualmente da questa condizione e come si tutelano i lavoratori, io penso che occorra rafforzare gli ammortizzatori. La gradualità serve anche alle imprese che devono governare una fase con ampi margini di imprevedibilità e che presenta differenze tra aziende grandi e piccole e tra settori e territori. La critica di Bonomi sembra non cogliere questo punto». Una proroga dello stato di emergenza allungherebbe il blocco dei licenziamenti? «Questo lo vedremo, la proroga dell'emergenza dipenderà dal quadro epidemiologico, non metterei il carro davanti ai buoi». --© RIPRODUZIONE RISERVATA