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il dossier Elvira Naselli Sono passati appena otto mesi, e mai avremmo immaginato che la nostra vita potesse essere scompaginata in questo modo da Sars-Cov-2. A distanza di otto mesi si può tentare di fare un bilancio tra le cose che sappiamo e tra le tante che ipotizziamo ma di cui non siamo ancora sicuri. Del coronavirus arrivato dai pipistrelli conosciamo molto, grazie anche all'inedito e velocissimo scambio di informazioni scientifiche da una parte all'altra del pianeta. Ma non tutto, però. Ogni giorno si aggiunge un tassello di conoscenza e cerchiamo di capire come neutralizzare un nemico pericoloso, in attesa di arrivare ad una cura specifica e al vaccino. Tra bufale e smentite, Salute in edicola domani, allegato al nostro giornale e ai quotidiani del Gruppo Gedi, darà ai lettori le certezze della scienza. E per rispondere a dieci tra le domande più comuni ha reclutato alcuni tra i maggiori esperti italiani: Massimo Andreoni, infettivologo a Roma Tor Vergata, Alberto Mantovani, immunologo e direttore scientifico di Humanitas, Paola Michelozzi, epidemiologa alla regione Lazio e Antonella Viola, immunologa e ordinaria di Patologia generale a Padova. Sars-Cov-2 è un puzzle con tanti tasselli ma, al contrario di otto mesi fa, adesso quelli mancanti non sono più la maggioranza. Ed è possibile cominciare a tracciare l'identikit di un virus che ha già ucciso oltre un milione di persone in tutto il pianeta. Saltando da uno all'altro per moltiplicarsi e dffondersi sempre di più. Cominciamo dalla domanda forse più banale: come si trasmette? Sappiamo tutti che la via è quella aerea, quando si viene a contatto con le famose droplet, le goccioline di dimensioni maggiori che emettiamo quando parliamo, cantiamo o gridiamo e che il virus usa per spostarsi. Non ci sono certezze invece sull'efficacia infettiva dell'aerosol. In ogni caso la mascherina protegge noi, e anche gli altri. E poi c'è il rebus superfici. Abbiamo letto con apprensione studi che dimostravano la permanenza del virus sulle superfici addirittura per 28 giorni, ma questo che cosa vuol dire? In realtà non molto: il fatto che il coronavirus possa depositarsi su tavoli e sedie, maniglie e telefoni, non vuol dire che sia anche in grado di infettare. E comunque le variabili ambientali sono troppe per poter dare consigli sensati se non un ricorso generico all'igiene, che dovrebbe essere rispettata anche in tempi di pace. Ma le domande sono ancora moltissime: perché alcuni non si ammalano pur entrando in contatto con il virus, altri hanno sintomi lievi e altri ancora finiscono in terapia intensiva? L'età non è sempre l'unica variante, tanto che quella dei ricoverati oggi è più bassa. E poi, perché Covid-19 colpisce più gli uomini delle donne? E come mai i bambini sono meno suscettibili all'infezione? Chi sono i superspreader, i superdiffusori? Le domande su Sars-Cov-2 e sulla malattia che provoca, Covid -19, sono infinite ma una è quella che ha sovrastato il dibattito degli ultimi mesi: sta mutando o è già mutato, diventando meno cattivo? Le risposte domani sul mensile Salute. Ma a quest'ultima domanda vogliamo rispondere: il coronavirus è cattivo come sempre, proteggetevi. -© RIPRODUZIONE RISERVATA