Pavia, 10 morti Covid in 7 giorni Bruno: «Siamo tornati a marzo»
Donatella Zorzetto / PAVIADieci morti in una settimana per Covid-19 in provincia di Pavia. Decessi di persone ricoverate al San Matteo, ma anche negli altri ospedali e negli istituti socio sanitari del territorio. Morti che si rapportando ad un numero di contagi in netto aumento: ieri in provincia sono stati 109; la settimana scorsa la media era di 200 al giorno: domenica 254, sabato 303. Un panorama di gravità che rispecchia la tendenza regionale: ieri in Lombardia i nuovi casi positivi sono stati 3.570, il giorno precedente 5.762. Una situazione che ci sta riportando al periodo più cupo della pandemia: rimanda al marzo scorso. La conferma viene dal professor Raffaele Bruno, primario del reparto di Malattie infettive del San Matteo.Professore la sensazione è di essere tornati a marzo.«Effettivamente viviamo uno stato di cose che ci riporta proprio a quel periodo. Stiamo assistendo al crescere dei contagi, e dei conseguenti ricoveri. Aumentano anche di ora in ora». E le condizioni dei pazienti sono cambiate?«Direi che anche sotto questo aspetto la situazione è simile alla precedente. Parliamo di malati che presentano sintomi uguali, soprattutto polmoniti bilaterali, e in numero consistente. Alcuni hanno bisogno di supporto respiratorio, altri sono meno problematici. Come prima».Pazienti più giovani? «Ne abbiamo di tutte le età. Diciamo che ora si vedono più 50enni».E il tasso di mortalità? «Fino ad ora sembrava essere più basso rispetto a prima, ma le cose purtroppo stanno cambiando rapidamente (solo domenica al San Matteo si sono contati 3 decessi ndr). Quindi è troppo presto per essere ottimisti». La degenza media?«Una settimana, dieci giorni, se non si presentano complicazioni». Qual è la situazione nel suo reparto? È cambiata rapidamente? «Attualmente a Malattie infettive abbiamo una 50ina di ricoverati. Altri si trovano a Pneumologia e infine 18 in Rianimazione».Sono aumentati di molto? «Tenga presente che solo una settimana fa erano 38. Quindi stiamo assistendo a una crescita costante e consistente».Questa sensazione di déjà vu la preoccupa?«Sono preoccupato dall'aumento dei positivi sui casi testati».Sui pazienti Covid che state curando è mutato l'impatto della malattia? E se sì come?«Il Covid-19 è una malattia che in una percentuale alta fortunatamente ha decorso favorevole, ma per il 15% può portare polmoniti, sino al ricovero in Rianimazione».Il San Matteo riesce a far fronte a questa nuova ondata di ricoveri?«Per ora il sistema regge. Certo, se i numeri aumenteranno qualche problema si presenterà e dovremo provvedere».Significa che pensate di aumentare i posti letto Covid?«Direi di sì. In previsione ne potremo metterne a disposizione altri 25 nella palazzina di Malattie infettive. Ovviamente siamo preparati a tutto».Siamo in piena pandemia?«Guardi che la pandemia c'è sempre stata. Anche questa estate, c'era eccome. Non ci ha mai lasciato, nemmeno quando eravamo in vacanza».Solo che....«Solo che molti non capivano, o non pensavano, di dover continuare a fare i conti con un virus che rimanere fra loro».E magari non mettevano la mascherina. Come ancora adesso fa qualcuno. «Ecco, questa cosa non la capisco. E fatico a comprenderla soprattutto oggi. Mi chiedo perchè non la vogliano indossare, non capisco questo negazionismo. Basterebbe venire qui in corsia per rendersi conto della situazione. Io sono in reparto da questa mattina, non mi sono fermato. Siamo tutti provati, la nostra stanchezza è qui da vedere». Se l'aspettava l'arrivo di quest'altra emergenza?«Purtroppo ci siamo ricaduti».Le misure introdotte con il nuovo Dpcm saranno sufficienti? «Difficile dirlo adesso. Noi non ci occupiamo di questo, ma di curare le persone. Risulta complicato capire le ripercussioni delle nuove misure varate dal presidente del consiglio sul tessuto sociale. Non ci resta che attendere». --