Il passaggio della corsa rosa A Vigevano più code che tifo
VIGEVANODa sempre il giro d'Italia divide gli italiani. Chi parteggia per Coppi, chi per Bartali, chi per Moser e chi per Saronni. Ieri ha di sicuro diviso i vigevanesi. Fisicamente perché il passaggio della tappa, ha attraversato la città di netto, ma anche ideologicamente. Da una parte c'erano i tifosi, curiosi di veder passare i beniamini, dall'altra gli automobilisti che si sono visti bloccare la statale 494 per quasi un'ora, un tempo superiore al previsto, dal momento che la partenza è slittata alle 14.30. Il mancato, ma minacciato, ammutinamento dei ciclisti, spaventati dal maltempo, ha dapprima accorciato la tappa spostando la partenza da Morbegno ad Abbiategrasso e poi ha fatto slittare il via alle 14.30. In un primo tempo lo start era atteso per le 13.50, poi per le 14 fino a che non sono arrivate le 14.30. Intanto ai lati della statale vigevanese andavano formandosi le code di auto, sulle vie laterali, impossibilitate a passare, con tanto di energica protesta nei confronti dei vigili, impegnati a presidiare il territorio. Sui marciapiedi, invece, chiacchieravano gruppetti di anziani, che hanno sfidato il rischio di pioggia, viste le abbondanti precipitazioni cadute in mattinata e diradatesi nel mezzogiorno. A tenere banco nell'attesa soprattutto i ricordi dei giri passati da Vigevano e dei ciclisti ducali che ce l'hanno fatta a diventare professionisti. Ma anche delle imprese del passato. Come la tappa che fu vinta a Vigevano da Mario Cipollini, all'arrivo in città, nell'anno in cui il giro andò a Miguel Indurain, ma in zona tutti erano tifosi di Gianni Bugno, nato a pochi passi da Vigevano, sulla sponda milanese del Ticino. «Altri tempi» commenta uno dei presenti, spinto dalla curiosità di vedere la maglia rosa, l'olandese Kelderman, arrivato alla testa del giro senza mai aver vinto una gara in carriera. Sono le 14.40 quando i ciclisti erano in città. La pioggia li ha graziati e il minacciato maltempo è un ricordo. C'è solo il tempo buio tipico dell'autunno lomellino. La corsa è aperta da tre ciclisti in fuga, che decidono di disputarsi il traguardo volante vigevanese, vinto da Pillaud, davanti la vincitore di tappa Cerny. Gli altri restano nelle retrovie.La tappa breve gioca a favore dei velocisti. Kelderman attraversa la città ben coperto nel gruppo. Il trionfatore dello Stelvio sa che non è la sua giornata e gli appassionati possono vedere da vicino, quello che potrebbe essere il primo olandese a vincere il Giro. Anche se loro che ne hanno viste tante di gare, ci credono poco. «Secondo me non ce la fa» scuote la testa un pensionato, mentre passa la macchina che chiude la corsa e i ciclisti sono fin quasi a Mortara. A fine giornata avrà provvisoriamente ragione, perché la maglia rosa è rimasta sulle spalle di Kelderman, ma a 12 secondi c'è l'australiano Jai Hindley. Tutto è ancora aperto, visto che c'è ancora la tappa di montagna del Sestriere e la crono di domenica a Milano. Ultima nota: qualcuno ha applaudito il passaggio di Jacopo Mosca, ex under 23 alla Viris giunto terzo ieri al traguardo. --andrea ballone