Senza Titolo

Antonio Simeoli INVIATO A SAN DANIELE Uno sloveno vince la "cicloturistica" di San Daniele. Esagerato? No, perché il gruppo se l'è presa davvero comoda ieri nei 218 impegnativi chilometri della sedicesima tappa del Giro, un su e giù per il Friuli che gli uomini di classifica hanno sostanzialmente passato in gruppo a salvare la gamba per le prossime due, decisive tappe sui monti, e a tirare un grandissimo sospiro di sollievo. Perché il Giro, dopo la paura dei giorni scorsi, la sua tappa l'ha vinta ieri non a San Daniele, ma alla partenza di Udine. Mancavano pochi minuti alle 9 di ieri mattina quando è stato reso noto l'esito dei tamponi anti-Covid previsti dal protocollo dell'Unione ciclistica internazionale. Un corridore e un componente dello staff di una squadra positivi. L'atleta è un pesce grosso, sfortunatissimo, il suo caso fa capire come il nemico invisibile attanaglia, colpisce. E pure torna a colpire, anche chi il virus era stato uno dei primi a combatterlo. Il primo tra i ciclisti professionisti, Fernando Gaviria. Il forte velocista colombiano a inizio marzo al Giro degli Emirati Arabi era stato trovato positivo. Diversi giorni in ospedale, poi la convalescenza, il ritorno in sella. E pure alla vittoria, a Burgos a fine luglio, quando il grande ciclismo è ripartito dopo il lockdown. Niente, dopo un Giro in sordina, la mazzata di ieri mattina. Non ha sintomi il velocista, è subito stato isolato. Così come è accaduto per un componente del team Ag2r. Ma almeno il Giro è ripartito, se una settimana fa si cominciava a temere nell'arrivo di positività a raffica, la bolla rosa ha dimostrato di tenere e ora il destino della corsa è appeso soltanto al meteo e alle gambe dei corridori. Queste ultime dicono che nel finale di tappa, col gruppo ormai a quasi 15 minuti da chi si è giocato la tappa, la maglia rosa Joao Almeida (Deceuninck), ha provato all'ultimo km un allungo. Due secondini guadagnati, coraggioso, ma potrebbe essere stato il canto del cigno. Ha messo in fila i rivali: Wilco Kelderman e Jai Hindley hanno reagito, così ha fatto Vincenzo Nibali dimostrando di esserci ancora, con la testa e sperabilmente con le gambe. «Bisogna stare in guardia, è stato un anno difficile, ma se mi capiterà la giornata, statene certi, ci proverò. Kelderman? Occhio che non abbia in casa il nemico: Hindley», ha detto lo Squalo.E il meteo? Per oggi verso Madonna di Campiglio, con prima il Bondone da scalare (e non solo), nessun problema. Per domani, tappa da circoletto rosso con arrivo ai Laghi di Cancano, ma soprattutto il totem Stelvio a 2.758 metri sul livello del mare, freddo, tanto specie in discesa, ma rischio di neve zero. Sabato, invece, sarà diverso: non tanto la neve sul Colle dell'Agnello, ma il pericolo di ghiaccio. Traballa sempre più il tappone italo-francese, in vista maxi-circuito finale col Sestriere.Ieri intanto, nella "cicloturistica" (per il gruppo) di San Daniele, il capolavoro l'ha fatto lo sloveno Jan Tratnik (Bahrain McLaren). Nel 1990 quando è nato, la Slovenia era ancora Yugoslavia, Gianni Bugno un anno dopo avrebbe vinto il tricolore dove lui ieri si è messo in tasca la prima tappa al Giro. L'ha fatto infilandosi in una fuga a 28 che ha attraversato mezzo Friuli. A 40 km dall'arrivo, sul secondo passaggio del Monte di Ragogna ha lasciato il compagno di avventura Manuele Boaro (Astana). È stato raggiunto proprio sull'ultimo gpm dall'australiano Ben O'Connor (Ntt). Si è accucciato alla sua ruota e quando il rivale, a 800 metri dall'arrivo sul colle di San Daniele, ha provato l'allungo, ha piazzato l'accelerata decisiva. Primoz Roglic, ieri vincitore della prima tappa della Vuelta España, Tadej Pogacar. Dopo l'abbuffata di vittorie, la nazione a 40 km da San Daniele si è goduta un altro capitolo di un'annata d'oro. --© RIPRODUZIONE RISERVATA