Senza Titolo

Il lavoratore dipendente che si trova di fronte alla scelta se destinare il proprio Tfr al fondo pensione di categoria o lasciarlo in azienda ha la vita abbastanza facile. Il fondo negoziale rappresenta senza dubbio la soluzione migliore grazie al "contributo del datore di lavoro", la somma aggiuntiva prevista nel caso in cui il lavoratore decida a sua volta di integrare il Tfr (Trattamento di fine rapporto) con un importo minimo previsto dai contratti collettivi di lavoro, e alla relativa deducibilità fiscale. L'andamento Nell'ultimo decennio, inoltre, gli iscritti ai fondi pensione hanno potuto beneficiare anche di mercati in forte rialzo, sia per quel che riguarda la componente azionaria che quella obbligazionaria. I minimi di Wall Street risalgono al marzo del 2009, cioè poco dopo la riforma del Tfr (2007), momento in cui le quote versate erano ancora decisamente poche. Questo significa che da qualsiasi parte si analizzi la performance dei fondi, questa risulterà migliore di quella del Tfr lasciato in azienda (o al Fondo di Tesoreria nel caso in cui l'azienda abbia più di 50 dipendenti), la cui rivalutazione è legata all'inflazione, che nell'ultimo decennio ha mostrato una progressiva discesa. I fondi negoziali escono dunque facilmente vincitori dal confronto con il Tfr: negli ultimi dieci anni gli obbligazionari misti hanno reso il 3,9% all'anno, i bilanciati il 4,3% e gli azionari il 5,7%, contro il 2% del Tfr. Perdono solo i garantiti (+1,9%) e gli obbligazionari puri (+0,8%), la cui performance è appesantita dalle commissioni di gestione e dal fatto che il rendimento di molti bond, soprattutto quelli più sicuri, è finito da tempo sotto zero.Se si dimezza il periodo di analisi e si guarda solo agli ultimi cinque anni, il quadro non cambia: il Tfr ha reso l'1,6% all'anno, contro il 4,2% degli azionari, il 2,9% dei bilanciati e il 2,7% degli obbligazionari misti; restano sempre indietro gli obbligazionari puri (+0,1%) e i garantiti (+0,5%). Non bisogna però dimenticare che il confronto riguarda solo le performance e non include il contributo a carico del datore di lavoro, che contribuisce ad ampliare il guadagno a favore di chi ha scelto la soluzione dei fondi. Va da sé, però, che se i mercati azionari e obbligazionari dovessero invertire la tendenza e iniziare a scendere, la situazione potrebbe ribaltarsi. Solo il tempo potrà però dire come staranno veramente le cose. I fondi aperti e i Pip Il discorso cambia, e non poco, per i fondi aperti e i Pip, gli strumenti previdenziali dedicati principalmente ai liberi professionisti e ai lavoratori autonomi che non maturano alcun Tfr. In questo caso restano i benefici fiscali - la deducibilità dei contributi versati fino a un massimo di 5.164,57 euro e la minore tassazione dei rendimenti - ma viene meno un fattore determinante come il contributo del datore di lavoro. Per decidere se valga la pena investire nei fondi pensione o in altri strumenti finanziari, il libero professionista deve infatti valutare se sia maggiore il risparmio fiscale o la riduzione della performance dovuta alle commissioni di gestione.I fondi pensione aperti e i Pip presentano infatti costi di gestione che possono variare molto, ma che indicativamente sono nell'ordine di due punti percentuali. Si tratta di valori molto importanti che, se cumulati anno dopo anno, possono portare a differenze di rendimento (negative) da non trascurare. L'alternativa sono gli Etf, con i quali si può benissimo costruire un patrimonio in vista dell'età da pensione, pagando commissioni di gestione di gran lunga inferiori: variano solitamente dallo 0,2% all'0,8%. Nel calcolo della convenienza, bisogna però anche tener conto che gli Etf non presentano vantaggi fiscali e, per di più, non danno la possibilità di compensare le perdite con i guadagni. Ciò nonostante una differenza dei costi di gestione di oltre un punto percentuale è un fattore da non trascurare.«La previdenza integrativa può essere una stampella importante, ma bisogna sempre prestare attenzione ai costi e alla qualità della gestione - spiega Salvatore Gaziano, responsabile investimenti della società di consulenza finanziaria indipendente SoldiExpert SCF - Se il capitale è investito male ed eroso dalle commissioni, il vantaggio fiscale può venir completamente cancellato». I consigli Gaziano, inoltre, invita a prestare particolare attenzione ai costi relativi ai Pip, la cui somma complessiva (in termini percentuali) è indicata espressamente dal cosiddetto Isc, l'indice sintetico di costo che illustra il valore totale.«Il mio consiglio generale è quello di investire in fondi pensioni fino al limite dei 5164,57 euro annui per sfruttare la deducibilità, iniziando fin da quando si è giovani, se è possibile - conclude Gaziano - Nel caso in cui si abbiano ulteriori capitali da investire, vale la pena prendere in considerazione gli Etf globali, sia che si tratti di quelli azionari che di quelli obbligazionari». M. Fr. --© RIPRODUZIONE RISERVATA