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Giorgio Viberti INVIATO A IMOLA Un predestinato. Mai un corridore azzurro era riuscito a conquistare il titolo iridato a cronometro. L'unico precedente risale al 1931 quando Learco Guerra vinse la gara in linea ai Mondiali che in realtà quell'anno era una lunga prova contro il tempo, ma non valeva come cronometro. Ieri al Mondiale di Imola 2020 ce l'ha fatta Filippo Ganna che è entrato nella storia con una prestazione mostruosa, nella quale ha sbaragliato il campo a 52,978 km orari sui 31,7 km del tracciato. Fisico da corazziere (193 cm per 80 kg) SuperPippo era tra i favoriti della vigilia, ma nemmeno i più ottimisti avrebbe pensato a un dominio simile grazie al quale il 24enne piemontese ha lasciato a 26"7 il belga tuttofare Van Aert e a 29"8 lo svizzero Kung, entrambi 26enni, per un podio che guarda al futuro. Battute le vecchie volpi della specialità Thomas (34 anni, quarto), Dennis (30, campione in carica da due stagioni, quinto), Dumoulin (30, solo decimo). E Top Ganna diventa la risposta italiana alla nuova generazione di fenomeni, i vari Evenepoel, Pogacar, Van der Poel, Bernal e Hirschi, tutti esplosi nelle ultime due stagioni. Il suo destino di corridore sembrava già legato al cognome illustre, Ganna, come il primo vincitore del Giro d'Italia, nel 1909. Nessuna parentela, però. Anzi, il suo fisico possente lo avvicinò da ragazzo al basket e al volley malgrado il padre Marco cercasse di avviarlo alla canoa, disciplina nella quale era stato azzurro. Fu decisiva una corsa di ciclocross a Vignone, il paese dei Ganna, perché lì Pippo si innamorò della bici e poi della pista. Riuscì anche a conquistare una Parigi-Roubaix per Under 23, ma è stato nei velodromi che ha conquistato le sue vittorie più belle, fra le quali 4 titoli mondiali nell'inseguimento, meglio anche di Fausto Coppi e primo erede azzurro di Francesco Moser, l'ultimo italiano prima di lui a riuscirci nel 1976. Molti vedono già in lui il prossimo primatista dell'ora, ma l'exploit di ieri conferma la sua definitiva maturazione anche come stradista che tra l'altro fra una settimana - in maglia iridata - darà la caccia alla prima maglia rosa del Giro d'Italia 2020 nella crono di apertura a Palermo. Merito anche di Marco Villa, ct azzurrro della pista, e di Dario Cioni, ds del suo team Ineos (ex Sky) che ha sempre avuto una cura particolare con i cronomen (Wiggins, Froome, Thomas, Dennis). È curioso che Ganna si sia avvicinato a questa crono iridata chiuso nella bolla anti-Covid di un agriturismo vicino a Imola in compagnia dei suoi compagni di team ma rivali in Nazionale Thomas e Dennis, che ieri dopo l'exploit ha lungamente abbracciato. Dietro questo trionfo c'è una bici speciale, una preparazione maniacale, un ritiro in altura a 2800 metri sopra Macugnaga, dove l'assenza di collegamento internet ha ridotto stress e distrazioni. Ma anche papà Marco, chiamato da Pippo «il tedesco», che ha sempre saputo motivare il suo figliolo anche quando l'ennesima uscita in bici, nel freddo e sotto la pioggia, pareva soltanto un masochistico esercizio da fachiri. Ora Ganna è pronto per osare magari una Roubaix, il suo sogno di ragazzo, o il record dell'ora. Intanto però un corridore azzurro ha riconquistato un titolo iridato e anche l'Italia può vantare il suo baby-fenomeno. --© RIPRODUZIONE RISERVATA