Stagione da incubo
Il primo nel 1972, l'ultimo nel 1988. Fra questi due rapimenti altri cinque grandi scomparsi pavesi, scomparsi nel senso di portati via dalla mala organizzata, riempirono a sei colonne le pagine de La Provincia Pavese di quegli anni. Imprenditori, nipoti di imprenditori, politici, geometri, studenti e persino neonati: spariti e spesso ritrovati dopo il pagamento di miliardi di lire.Il primo a finire nelle mani dei banditi fu l'industriale vigevanese Piero Torielli, titolare di un'impresa per la produzione di macchinari per calzaturifici. Con lui l'Anonima sequestri firmò il primo rapimento di un imprenditore lombardo. Aveva 34 anni quando, la sera del 18 dicembre 1972, venne sequestrato vicino alla sua villa di Vigevano. Fu liberato dopo un'estenuante trattativa per il versamento del riscatto: 1 miliardo e mezzo di lire in banconote da diecimila, versato ai primi di febbraio 1973. Torielli venne rilasciato il 7 febbraio.Qualche anno di calma e nell'aprile del 1978, toccò ad un noto politico varzese, l'ingegnere Carlo Lavezzari, ex senatore democristiano ed ex presidente della Vogherese Calcio. L'imprenditore fu sorpreso dai banditi nel suo stabilimento di Corsico, che lo rapirono dopo essersi travestiti da poliziotti e simularono un controllo. Furono i carabinieri, quelli veri, però, a riportare a casa Lavezzari: con un blitz lo liberarono dopo una prigionia durata venti giorni. La famiglia non pagò alcun riscatto.L'anno dopo l'incubo rapimenti tornò tra i pavesi facoltosi. Nel gennaio 1979, per la precisione, l'Anonima sequestri mise a segno quello di Giovanni Morandotti, geometra, "prelevato" a Rozzano e poi liberato dopo una lunga prigionia. Ad ottobre dello stesso anno il copione si ripetè per l'industriale Francesco Massoni, di Stradella, allora 77enne. Anche per lui la libertà fu riconquistata grazie all'intervento dei carabinieri, che lo trovarono in una villa di Como e lo liberarono. Ma per la famiglia Massoni quello fu un anno maledetto, perchè l'anno successivo, il 1980 appunto, fu la volta del nipote dell'industriale, Alberto, rapito dai malviventi a 35 anni . Il suo riscatto costò alla famiglia stradellina circa 1 miliardo di lire.Passò un altro anno quando la 'ndrangheta calabrese alzò il tiro prendendo di mira uno tra i pavesi più noti e facoltosi. Nel 1981, esattamente il 24 settembre, Giuliano Ravizza, stilista, imprenditore e medico, inventore del prêt-à-porter nella pellicceria, venne rapito sotto casa. Un sequestro di persona che durò tre mesi ad opera della ndrangheta calabrese. Dopo il pagamento di un ingente riscatto (si parlava di 3 miliardi di lire), Ravizza viene liberato il giorno di Natale. In questa serie di colpi di scena, se ne inserisce uno insolito nel 1983: il 19 novembre fu commesso un "kidnapping", ossia il rapimento di un neonato alla Casa di cura Città di Pavia, in via Parco Vecchio. Venne rapito un bimbo nato da pochi giorni, Matteo Corona, gemello di Lorenzo. Un caso che fortunatamente fu risolto in breve tempo con l'arresto di una giovane. Infine l'ultimo sensazionale rapimento a Pavia. Il 18 gennaio 1988 scomparve Cesare Casella, che fu vittima di uno dei più lunghi sequestri di persona a scopo di estorsione mai avvenuti in Italia. Aveva 18 anni e mezzo; venne rilasciato a Natile di Careri, in Calabria, il 30 gennaio 1990. Anche grazie a sua madre, Angiolina Montagna, soprannominata Mamma Coraggio. --D.Z.