Condannato il fidanzato

GARLASCOTredici anni fa, il 13 agosto 2007, poco prima delle 14, Alberto Stasi chiama il 118 per chiedere soccorsi. La sua fidanzata, Chiara, è stata uccisa nella casa di via Pascoli 8, a Garlasco, dove abita coi genitori e il fratello minore Marco, che in quei giorni erano in vacanza. Per tutta la notte Stasi è interrogato nella caserma dei carabinieri, da subito si proclama innocente. Il 20 agosto la procura di Vigevano indaga Stasi per omicidio volontario. I carabinieri sequestrano la sua bicicletta bordeaux e il suo computer, frugano in ogni angolo della villa di via Carducci dove viveva con i genitori. Il 24 settembre il pm Rosa Muscio ordina il fermo di Stasi, per la presenza del Dna della vittima sui pedali della bici che Stasi avrebbe usato per fuggire dopo il delitto. Una vicina infatti ha visto una bicicletta, che però era nera e da donna, davanti alla villa la mattina del delitto. Ma il 28 settembre, viene disposta la scarcerazione di Alberto: non ci sono prove, solo «suggestioni accusatorie». Il 23 febbraio 2009 comincia l'udienza preliminare davanti al giudice di Vigevano, Stefano Vitelli. L'accusa chiede 30 anni di carcere in rito abbreviato, con lo sconto di un terzo della pena calcolato sull'ergastolo. Ma il gup assolve Stasi dopo aver disposto quattro nuove perizie sui punti oscuri dell'inchiesta. Decisiva la perizia informatica: dimostra che Stasi stava lavorando in casa sua alla tesi di laurea in Economia durante il probabile orario del crimine, centrato tra le 9.12, quando viene disattivato l'allarme di casa Poggi, e le 9.35, quando lui inizia a lavorare sul computer alla tesi.L' 8 novembre 2011 comincia il processo d'appello a Milano. Il procuratore generale Laura Barbaini chiede ancora 30 anni di carcere. Il 6 dicembre, la corte conferma l'assoluzione. Nelle motivazioni, si legge che la realtà «è rimasta inconoscibile nei suoi molteplici fattori, la maggior parte condizionati solo dal caso». Parte civile (i Poggi) e procura generale fanno ricorso alla Cassazione, che il 18 aprile 2013 annulla l'assoluzione e dispone il processo d'appello bis, cominciato a Milano il 9 aprile 2014. L'accusa conferma la richiesta a 30 anni di carcere. Dopo altre 14 udienze, arriva la condanna a 16 anni di carcere, perché non viene concessa l'aggravante della crudeltà sulla vittima. Per la parte civile, un risarcimento da un milione di euro. Difesa e accusa fanno ricorso, chiedendo rispettivamente assoluzione e una pena più pesante. Il 12 dicembre 2015 la Corte di Cassazione conferma la condanna a 16 anni per Alberto Stasi, che si consegna subito al carcere di Bollate, dove sta scontando la pena svolgendo anche il lavoro di centralinista. Ma dopo 13 anni forse la fine non è ancora arrivata, perchè la difesa di Stasi ha chiesto la revisione del processo. --l.g.