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il retroscena Antonio Barillà / TORINO Edin Dzeko lavora duro sul campo, sorride durante l'allenamento: immagini che testimoniano l'etica professionale e il carattere affabile, tuttavia ingannevoli perché celano il tumulto interiore. Chi conosce bene il centravanti sa che s'avvinghia al pallone, passione prima che mestiere, ma tiri, gol e avversari trascinati via in partitella non aiutano a far finta di nulla. La Juventus smarrita è una ferita aperta, un rimpianto acuito dall'impotenza: scontasse un suo capriccio, o una complicazione nella trattativa fra i club, forse sarebbe più facile rassegnarsi, più duro accettare che a far saltare tutto sia stato l'incastro con Arkadiusz Milik. Così, dopo aver trascorso la prima giornata di campionato in panchina aspettando che l'operazione si sbloccasse, illuso dall'auto parcheggiata davanti allo stadio di Verona pronta a portarlo a Torino in caso di fumata bianca, si prepara a scendere in campo nella seconda da capitano della Roma, per scherzo del destino proprio contro i bianconeri. Poteva essere un disegno intrigante del destino, è diventato un appuntamento beffardo: il confronto con Alvaro Morata che l'ha disarcionato, lo specchio di quello che poteva essere e non è stato, il palcoscenico Champions e l'ambizione del decimo scudetto in frantumi.No, non è facile ripartite. Dzeko, come tutta la sua famiglia, sta benissimo a Roma e la nuova proprietà srotola un progetto importante, ma l'amarezza, è umano, lo assale, occorre un lavoro di ricostruzione personalissimo. Anche perché non è la prima volta che le valigie vengono disfatte: nel gennaio 2018 sembrava fatta con il Chelsea e l'estate scorsa nel suo futuro si stagliava l'Inter. Ma non sono soltanto i rimpianti e la delusione ad assorbire i pensieri del bosniaco: la mancata cessione lascia strascichi pesanti nel quotidiano, poiché con Paulo Fonseca il rapporto è professionalmente impeccabile, ma certo non idilliaco, reso ancora più precario dall'avallo dato alla cessione. Forse sarebbe stato utile un chiarimento in questa settimana di destini riscritti, invece il gelo resiste, attutito dalla correttezza professionale, e si incastona in problematiche più ampie, magari non del tutto slegate: c'è chi giura che Fonseca sia in bilico, chi bisbiglia che la partita con la Juventus possa diventare capolinea al di là del risultato, chi immagina a breve un clamoroso ribaltone. E tra i candidati, prende quota Massimiliano Allegri, orientato a dire sì anche senza Champions e senza un posto d'eccellenza nella griglia scudetto. --© RIPRODUZIONE RISERVATA