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TORINO «Ogni volta che aprono la porta ti trovi di fronte a situazioni diverse: comune la gratitudine, diverse le domande. Parecchi ci chiedono come è possibile che nel 2020 non sia ancora possibile votare per via telematica. A proposito di domande: non abbiamo ancora sperimentato quelle dei vicini di casa, per il momento». Ieri sera il dottor Andrea Vito - 32 anni, iscritto al corso di Medicina generale post-laurea e inquadrato in una Usca, le Unità Speciali di Continuità Assistenziale che svolgono attività domiciliari per i pazienti Covid - aveva permesso a 17 torinesi di votare: persone in isolamento fiduciario o in quarantena perché positive, con pochi sintomi. «Ci è stata fatta richiesta, su base volontaria, e ho accettato. Garantiamo due votazioni per ora». A Torino le domande sono una settantina. «Non c'è una dead line, il diritto di voto è costituzionalmente garantito», spiega l'ex-pm Antonio Rinaudo, responsabile area giuridica e amministrativa dell'Unità di crisi piemontese che sovrintende anche all'organizzazione dei seggi speciali volanti. A Torino sono 3, in due ospedali: Molinette e Maria Vittoria. Permettono ai pazienti Covid ricoverati di votare e da lì si spostano a casa di chi, isolato o quarantenato, rivendica lo stesso diritto. «Molti, con i sintomi scomparsi ma bloccati dal tampone ancora positivo, cominciano ad accusare la pressione psicologica», racconta Andrea.Torino e il Piemonte come il resto d'Italia: 222 richieste in Toscana, 113 in Liguria, 43 nell'area metropolitana di Bari. Andrea si muove con due colleghi, medici come lui: uno fa le veci di presidente di seggio, uno di scrutatore e uno di segretario. Avvertono i votanti, costretti in casa, per telefono: preavviso di un'ora. Poi suonano il campanello, bardati come astronauti. In particolare, quello che varca la soglia: mascherina Ffp2, tutone idrorepellente, calzari, doppio paio di guanti, visore, calzari. «La vestizione e la svestizione si fanno sul pianerottolo - spiega Andrea -. Uno di noi entra in casa, prende i dati, consegna la tessera elettorale e dopo averla ritirata la depone in un sacco plastificato, lasciato fuori dalla porta per evitare il più possibile la contaminazione. Quando abbiamo terminato ci disinfettiamo e poi ci svestiamo, sempre sul pianerottolo», la macchina funziona. -- Ale. Mon.© RIPRODUZIONE RISERVATA