Senza Titolo

Stefano Scacchi / milano Non è stato necessario contare i voti sul fatidico quorum fissato a quota 14. L'assemblea della Lega Serie A ha deciso di voltare pagina all'unanimità. I 20 club hanno approvato la creazione della nuova media-company che affiancherà gli attuali organi della Lega, cui resterà il compito di gestire la parte sportiva. La nuova società si occuperà di massimizzare i ricavi economici a partire dalla vendita dei diritti tv. Lo farà con la collaborazione del fondo di private equity che entrerà con una partecipazione del 10%. Non è stata scelta la cordata vincente tra Cvc/Advent/Fsi e Bain Capital/Nb Renaissance. Appuntamento rinviato a un'altra assemblea entro due o tre settimane. Ma la strada imboccata è chiara.Il presidente Dal Pino ha convinto gli scettici, guidati da Claudio Lotito: «Siete arbitri del vostro destino», ha detto richiamando tutti al senso di responsabilità collettivo. Il blocco del proprietario della Lazio era già stato incrinato dal patron del Genoa, Enrico Preziosi, che si era spostato su posizioni favorevoli ai fondi, riducendo la possibilità di arrivare ai 7 voti necessari a paralizzare la riforma. Così è rientrato il clima di fronda della vigilia, alimentato da interrogazioni parlamentari e dalla lettera critica di Adriano Galliani, ad del Monza, a Dal Pino.La Serie A beneficerà subito di una forte iniezione di liquidità per il 10% della media-company: 1,635 miliardi con Cvc, 1,35 miliardi con Bain. Questi investimenti consentono di dare un valore preciso al campionato italiano. Basta moltiplicare per dieci: 16,3 miliardi nel primo caso, 13,5 nel secondo. Chi intenderà acquistare altre quote dovrà tenere conto di queste cifre. La rete internazionale degli uffici dei fondi aiuterà ad aumentare i ricavi dalla vendita dei diritti esteri, tallone d'Achille della Serie A. La media-company sarà gestita in modo paritario tra fondi e club: i primi sceglieranno l'amministratore delegato, i secondi il presidente. Così perderà potere l'assemblea con i suoi tempi lunghi. «Da soli non ce la possiamo fare», ha detto Dal Pino sintetizzando la lentezza decisionale dell'ultimo decennio, responsabile della mancata crescita della Serie A rispetto a Liga e Premier League.Gli oppositori potranno tornare a farsi sentire nella fase di scelta del fondo. E la media-company dovrà dotarsi di una struttura adeguata a produrre contenuti: «Fondamentale accelerare sugli stadi nuovi - aggiunge Dal Pino - altrimenti sarà impossibile competere con chi diffonde nel mondo immagini da impianti più moderni e belli». La Serie A spera che il governo autorizzi presto il ritorno del pubblico negli stadi: «Abbiamo visto amichevoli con i tifosi. Facendo le cose giuste si può fare in campionato con basse percentuali di occupazione», conclude Dal Pino. La Lega ha presentato a Figc e governo un dossier in cui è descritto come «basso» e «medio-basso» il rischio di contagio negli stadi con le contromisure. Ora tocca al Cts pronunciarsi. --© RIPRODUZIONE RISERVATA