"Paziente 1" scende in campo per dare un calcio al Covid
codognoÈ tornato in campo per non dimenticare il dramma. Mattia Maestri, il «paziente 1», primo caso di coronavirus accertato in Italia, curato a guarito al San Matteo, dopo più di un mese di terapie, ieri è tornato a giocare a Codogno in una partita organizzata perché nessuno perda la memoria. E non è un caso se l'incontro è stato organizzato in uno dei 10 comuni della prima zona rossa del Lodigiano: un triangolare di calcio tra nazionale dei sindaci, gli amministratori della provincia di Lodi e una rappresentanza dei volontari della protezione civile e della croce rossa. Mattia Mestri, emblema suo malgrado dell'epidemia ma anche della vittoria contro il virus che sei mesi fa ha martoriato l'Italia del Nord, ha accettato di giocare l'amichevole che, come ha spiegato Francesco Passerini, sindaco di Codogno, vuole simboleggiare anche un «calcio al Covid» e che è stata organizzata nell'ambito del raduno di 150 sindaci, in particolare lombardi, veneti, piemontesi ed emiliani per celebrare la ripartenza dopo i mesi bui della pandemia. Maglietta numero 3 e pantaloncini bianchi, con la fascia da capitano, il manager 39enne è apparso abbastanza in forma. Al termine del triangolare, con in tasca la vittoria della sua squadra, quella degli amministratori della bassa, ha scambiato qualche battuta. «Un bellissimo incontro, ci siamo divertiti e abbiamo anche vinto». È un segnale di ripartenza? «Speriamo. Se andiamo avanti così ce la possiamo fare. Per me è andato tutto bene. Dire che sono in forma è una parola grossa però sto bene», ha aggiunto spiegando di non poter pronunciarsi sui contagi che stanno crescendo e ringraziando tutti quelli che hanno tifato per lui. Mattia ha ricevuto in segno di riconoscenza la maglietta della nazionale con la firma dei sindaci e il gagliardetto. A bordo campo c'era la moglie Valentina e la bimba, "scortate" dai carabinieri per tener lontano i cronisti. --