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Irene Famà / verona La Regione Veneto va a caccia dei responsabili della contaminazione dell'acqua all'ospedale Donna e Bambino di Borgo Trento. In un documento, il direttore generale della Sanità veneta Domenico Mantoan chiede che vengano «effettuate tutte le verifiche necessarie ad individuare eventuali responsabilità» e vengano «assunti tutti i provvedimenti urgenti consentiti dall'ordinamento, anche in via cautelare». Nel mirino dei vertici regionali c'è la direttrice sanitaria veronese Chiara Bovo, a rischio sospensione. «Per quanto riguarda le figure della direzione di supporto al direttore generale, e in particolare per quanto riguarda la figura del direttore sanitario, la risoluzione per inadempimento del contratto, disciplinata dalla legge, risulta non discrezionale e procedimentalizzata». L'Azienda ospedaliera, destinataria della lettera, ha ancora 24 ore per decidere. Al momento, «non è stato preso alcun provvedimento. Ci è stata recapitata una richiesta di formulazione di rilievi ritenuti necessari per consentire alla Direzione di Area di entrare in possesso di tutti gli elementi utili per ogni conseguente azione». Per preparare una relazione con le proprie «controdeduzioni». La Regione potrà accoglierle o meno. E l'eventuale sospensione di Bovo dovrà essere decretata dal direttore generale dell'azienda ospedaliera Francesco Cobello. Fuori dall'ospedale permane il dolore più forte, quello delle madri che hanno visto i loro figli morire nel luogo che avrebbe dovuto proteggerli sin dalle prime ore di vita. Ma l'acqua era contaminata. Sui rompigetto di alcuni rubinetti del reparto di Terapia intensiva neonatale si annidava il Citrobacter koseri: 96 neonati sono stati contagiati. Quattro sono morti e cinque hanno riportato danni permanenti al cervello. Di chi è la responsabilità? Nella relazione della commissione ispettiva della Regione Veneto si elencano numerose mancanze rispetto alle norme igienico-sanitarie, ai protocolli sulla sterilizzazione delle mani e dei biberon. E si descrive la mancanza di comunicazione agli enti istituzionali dell'epidemia in corso. Il documento è stato acquisito dai Nas che hanno sequestrato le cartelle cliniche dei decessi. Il tutto è finito sul tavolo del magistrato Diletta Schiaffino che ha aperto un fascicolo, a carico di ignoti, per omicidio colposo plurimo. Sui social sono comparsi post di minaccia contro gli operatori dell'ospedale e all'esterno della struttura i volantini: «A tutti i pazienti di Borgo Trento, vigilate sul lavoro dei medici». Il sindacato Nursing Up dice: «Denigrare gli operatori sanitari porta solo malessere e sfiducia» e la Cisl Fp Verona ha presentato un esposto in procura. --© RIPRODUZIONE RISERVATA