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PoliticaSilvio Berlusconiimbonitore a vitaUna volta si cantava «Meno male che Silvio c'è». «Così mi distraggo un po'» rispondeva Lucio Dalla. La canzoncina non si canta più ma Silvio, per fortuna, c'è ancora (e lo dico in senso simpatico). Passano gli anni ma rimane sempre il più grande affabulatore e auto-incensatore italiano. Qualche settimana fa il Tg5 delle ore 13 ha trasmesso un'intervista rilasciata dallo stesso, in cui affermava che l'Italia ha avuto i prestiti, in occasione del Covid-19 grazie ai suoi interventi presso i leader europei. Qualche anno fa asserì che era merito suo se vi fu un incontro fra il presidente degli Stati Uniti e quello della Russia. Queste affermazioni, ovviamente, non sono smentibili anche se qualche dubbio lo lasciano.Nella stessa intervista ha dichiarato di essere uscito «indenne» da novantasei processi. In effetti i processi sono una trentina ma bisogna considerare che Berlusconi ritiene ogni grado di un processo come fosse un processo a sé stante.Grossomodo ci siamo: 30 processi per tre gradi siamo a novanta. Non a caso nell'intervista ha usato la parola «indenne» (cioè senza danno) anziché «innocente». La cosa è molto diversa.Sulla trentina di processi avuti è stato assolto otto volte per prescrizione del reato (è un mago nell'allungare o accorciare i tempi), due volte per intervenuta amnistia (colpevole ma non punibile), due volte perché il fatto non costituiva più reato (le famose leggi ad personam sempre smentite).Come al solito una domanda la devo fare: sig. Berlusconi: ma Lei crede veramente a quello che dice? E c'è chi addirittura, nonostante tutto, lo propone come senatore a vita.Aurelio Mariani. PaviaSanitàSulla pillola Ru 486il ministro sbagliaRerecentemente il ministro della salute Roberto Speranza ha annunciato nuove linee guida in materia di RU 486. Linee che prevedono l'aborto farmaceutico in day ospital e fino alla nona settimana. Da più parti è stato detto che si tratta di un percorso che inganna le donne sulla natura vera della pratica: non solo si legalizza ma di fatto lo Stato incentiva l'uccisione di un essere umano. Ma come agisce la Ru486 che lo scienziato Jerome Leyeune (scopritore della sindrome di Down) definì "pesticida umano"? Il farmaco abortivo consta di due pillole: una il miferpristone che blocca la crescita del concepito, l'altra la prostaglandina, somministrata due giorni dopo, ne provoca l'espulsione entro poche ore o qualche giorno (2/3). L'espulsione del materiale abortito avviene mediante sanguinamento e contrazioni. Una specie di forte ciclo mestruale con l'aggiunta di crampi addominali. Si evitano anestesia e intervento chirurgico, ma in alcuni casi si deve ricorrere al raschiamento. Non mancano casi di morte. Per queste ragioni le linee guida emanate 10 anni fa(ministro Maurizio Sacconi) prevedevano il ricovero e la donna doveva essere trattenuta in ospedale fino ad aborto avvenuto. Ora tutto deve essere gestito dalla donna in perfetta solitudine.Le motivazioni di questo cambio di passo sono solo politiche: privatizzazione dell'aborto ed eliminazione dalla scena pubblica. L'uso di una pillola che si può chiudere nel palmo della mano, che prendi con un sorso d'acqua e dopo mezz'ora te ne vai e torni a fare quello che facevi prima, questo è il messaggio fuorviante. L'aborto tenderà a scomparire dall'orizzonte perché non lo vedremo più, nascosto tra le mura di casa e in ospedale solo per le complicazioni. Però si risparmia nei costi: non più ricoveri. Un amarissimo risparmio sulla pelle delle donne. E quale sarebbe la nuova libertà delle donne tanto esaltata da alcuni parlamentari ? Quella di tornare ad essere sole di all'atto più drammatico che una donna può intraprendere? Certo il vero dramma è l'aborto e la sua depenalizzazione ha portato a una cultura della morte che ha dimensioni mondiali. In Italia si traduce con la legge 194/78. La decisione di interrompere una vita umana (sia in modo chirurgico che farmacologico) è sempre più banalizzata. Chi si oppone e denuncia questo dramma deve essere socialmente emarginato. Rassegnarsi? No. Il livello di progresso di un Paese si misura nel farsi carico dei più fragili in questi casi della madre e del suo bambino. In Italia i 350 Centri di Aiuto alla Vita (C.A.V.) in 40 anni di attività in modo silenzioso e purtroppo anche, a volte ostacolati nella loro opera di volontariato, hanno aiutato la nascita di 250.000 bambini e mai una mamma si è pentita di aver dato alla luce, pur con tante difficoltà, un bambino. Sandro Assanelli. Pavia