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il retroscena Federico Capurso / ROMA Parte da casa, Luigi Di Maio, dalla sua Pomigliano d'Arco, in Campania, per lanciare le prossime tre settimane di campagna referendaria sul taglio dei parlamentari. Venerdì prossimo sarà a Cernobbio e nel fine settimana in Puglia. Un tour costruito intorno a lui, lontano dall'organizzazione del partito, per sostenere anche i candidati M5S nelle regioni e nei comuni chiamati al voto. Ma soprattutto, pensato per muovere un altro passo deciso sulla strada del ritorno alla leadership del Movimento, tema intorno al quale - è già deciso - si aprirà una discussione interna nei giorni immediatamente successivi al voto del 20 e 21 settembre. La vittoria del referendum viene data, in casa grillina, quasi per scontata. Tanto quanto la débâcle nelle regioni. C'è dunque bisogno di alzare la posta e Di Maio, ospite al Giffoni film festival, rivolgendosi ai «benaltristi» rilancia: «Visto che adesso tutti quelli scesi in campo per dire No dicono che bisogna tagliare gli stipendi dei parlamentari, ben venga. Noi lo facciamo da 8 anni». Quasi una provocazione, che guarda soprattutto in direzione degli alleati Dem, rimasti fermi a metà del fiume e sempre più divisi sulla posizione da prendere. La questione dei risparmi derivanti dal taglio stavolta viene tenuta sullo sfondo: «È necessario dare segnali di sobrietà e di normalità», si limita a dire, dimenticando forse le bottiglie magnum di spumante stappate di fronte al Parlamento quando venne approvata la riforma costituzionale. Piuttosto, si punta sulla maggiore «efficienza» del Parlamento, liberando i percorsi normativi dalla zavorra dei micro emendamenti promossi da ogni singolo parlamentare per il suo territorio. Di Maio riafferma la sua presenza politica tra i Cinque stelle. È lui l'unico big del Movimento che si sta spendendo per il Sì al referendum, con Crimi, Paola Taverna, Alessandro Di Battista, Davide Casaleggio, tutti ancora immobili e silenziosi. Questo mosaico che ridisegna il suo ruolo si arricchisce, in queste settimane, di un ulteriore tassello. Un altro tour - stavolta virtuale - con cui spiegherà agli imprenditori di ogni regione italiana i nuovi strumenti messi a disposizione dal suo ministero con il «patto per l'Export», il progetto lanciato tre mesi fa in pompa magna alla Farnesina. Partirà mercoledì da Padova per incontrare imprenditori veneti e lombardi, e seguiranno altri nove appuntamenti, studiati insieme all'amico pomiglianese Pasquale Salzano, numero uno di Simest, la partecipata di Cassa depositi e prestiti che promuove gli investimenti delle imprese italiane all'estero. La fine del ciclo di incontri, fissata proprio due giorni prima del voto, è una coincidenza che ha sollevato delle perplessità nelle opposizioni: «Fanno le campagne elettorali sfruttando agganci istituzionali. Se fossi in lui mi vergognerei», dice a il capogruppo della Lega in Senato Massimiliano Romeo. «Ma non era lui che predicava distinzione tra attività di governo e di partito?». --© RIPRODUZIONE RISERVATA