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Oliviero Maggi / pavia«Durante l'emergenza Covid ci sono infermieri che si sono ammalati e sono stati intubati, mentre altri dormivano nello sgabuzzino di casa per non rischiare di infettare i familiari. È stato come in guerra e ora non ci si può dimenticare di tutto questo».Infermieri, oss, personale tecnico della sanità privata si sono trovati ieri mattina, di fronte alla prefettura, insieme a Cgil, Cisl e Uil, per un presidio di protesta per il mancato rinnovo, dal 2008, del contratto della sanità privata. Un passaggio che doveva essere formalizzato nelle scorse settimane, ma che si è bloccato per il passo indietro delle associazioni che rappresentano i datori di lavoro. A margine del presidio i rappresentanti sindacali Patrizia Sturini (Fp Cgil), Domenico Mogavino (Cisl Fp) e Silvia Mattoteia (Uil Fpl) sono stati ricevuti dal capo di gabinetto della prefetta a cui hanno esposto le loro ragioni: «La prefettura ha condiviso l'importanza del rinnovo del contratto, a fronte del sacrificio fatto dal personale nel periodo Covid, senza mai far mancare la sua professionalità - spiegano i sindacati -. La prefettura si è impegnata a preparare un documento da inviare a livello regionale e nazionale».Si tratta di un tema sentito soprattutto sul territorio pavese, dove gli addetti della sanità privata, sia in ospedali che nelle case di riposo, sono circa 2500, il 50% di tutti quelli impiegati nel comparto sanitario provinciale. «Il nostro obiettivo è quello di arrivare ad un unico contratto di riferimento sulla sanità per evitare che ci siano infermieri di serie A e di serie B - hanno aggiunto le parti sociali -. L'adeguamento del contratto a quello della sanità pubblica porterà a notevoli benefici economici, visto che ora i privati percepiscono circa 200 euro in meno al mese rispetto agli altri; ma nello stesso tempo si potrebbero recuperare 14 anni di normativa ferma per quanto riguarda i congedi e i diritti che spettano al personale».L'obiettivo dei sindacati è quello che la situazione si sblocchi definitivamente, altrimenti sono pronti a proseguire la mobilitazione nelle strutture, garantendo comunque i servizi essenziali, ma anche a far togliere l'accreditamento alle associazioni datoriali «in modo che non sfruttino più la sanità pubblica come bancomat».Secondo i sindacati, infine, il mancato rinnovo del contratto della sanità privata rischia di avere ripercussioni anche sui numeri degli organici: «Adesso che le aziende sanitarie pubbliche hanno deciso di far ripartire i contratti, c'è il rischio che il personale scappi nel pubblico per le migliori condizioni e che il privato si trovi in ginocchio - concludono -. In pratica formano professionisti che poi regalano ad altri». --© RIPRODUZIONE RISERVATA