Senza Titolo
Il tormentone di questi giorni sulla chiusura delle discoteche rischia di farci perdere una perla ferragostana niente male. Il nostro presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, nella sua trasferta in quel di Ceglie Messapico, amena località del Salento brindisino patria di Rocco Casalino, ha dichiarato senza mezzi termini che il vaccino anti-Covid-19, quando sarà stato messo a punto, verrà messo a disposizione dei cittadini italiani, ma non sarà obbligatorio farlo.Un capo del governo che si lancia in affermazioni così perentorie su tema così delicato lascia francamente sconcertati. Va bene ammiccare alla galassia no-vax, per la quale l'universo 5 Stelle (al quale Conte appartiene, in quanto "avvocato del popolo", almeno come simpatia e sintonia, se non come tessera di iscritto) ha sempre avuto un occhio di riguardo. Ma una simile affermazione rivela una concezione del rapporto tra soggettività individuale e società che invece che tendere ad armonizzarle tende a divaricarle. E questo è grave.C'è sottesa un'idea anarcoide della libertà e dei diritti del cittadino che ignora le conseguenze a livello sociale delle scelte individuali. È una concezione lontanissima dalla tradizione del liberalismo autentico, che è poi quello che ha trovato nel saggio celeberrimo di John Stuart Mill On liberty del 1859 la sua più efficace formulazione. Dove il rapporto tra autorità e libertà, tra lo Stato che promulga leggi e il cittadino che giustamente rivendica i suoi diritti di libertà, trova un equilibrio nella concezione secondo cui all'individuo è attribuito il diritto a fare tutto quello che vuole e può, a patto di non recare danno ad un altro individuo, e quindi alla società cui appartiene, che è formata da altri individui.L'articolo 32 della nostra Carta costituzionale, la cui esegesi puntuale lasciamo naturalmente a chi di dovere, indica nella tutela della salute non solo un diritto fondamentale dell'individuo, ma anche un preciso interesse della collettività. Per questo motivo prevede che ci debba essere un intervento legislativo per sancire un obbligo rispetto a un determinato trattamento sanitario, ma proprio così facendo determina la possibilità che l'interesse collettivo sia tutelato anche senza che ciò configuri una violazione della libertà individuale.Appare del tutto ragionevole che lo Stato intervenga con propri atti per difendere la collettività da comportamenti lesivi dell'interesse pubblico, quale può essere il rifiuto di una vaccinazione che, una volta acclarata la sua non pericolosità con dati scientifici evidence based, sia in grado di contrastare efficacemente una nuova diffusione del contagio di un virus così pericoloso per la salute dei cittadini. Sarebbe assurdo rischiare il ritorno di una simile devastante pandemia per assecondare una deriva anarcoide della concezione della libertà individuale. Gli ammiccamenti del nostro premier con pochette non sembrano dunque promettere nulla di buono. --© RIPRODUZIONE RISERVATA