Senza Titolo
PaviaLe scelte sbagliatesu piazzale TevereSino a poche settimane fa la zona di piazzale Tevere, a Pavia Ovest, era una bellissima realtà rinata attorno a piccole attività commerciali già esistenti e ad alcune installatesi più recentemente. Anche in periodo di lockdown il piazzale era diventato un posto per socializzare a distanza facendo la fila in attesa del proprio turno per fare spesa.Nella bella stagione, soprattutto nel weekend, la zona si riempie di gente che scende a Ticino per godersi lo scorcio unico della passeggiata lungo fiume piuttosto che per pescare o semplicemente per una tintarella locale low cost. Agli amanti del Ticino si sono ora aggiunti di nuovo i frequentatori dell'attigua palestra e piscina che hanno finalmente riaperto a giugno.Se fino a marzo c'era spazio per tutti, oggi ci troviamo in una situazione imbarazzante in cui l'intero piazzale Tevere é stato recintato per eliminare i parcheggi e allargare i marciapiedi con un paio di aiuole (in una zona in cui l'unica cosa che non manca é il "vero verde", questa folle decisione presa dalla vecchia giunta e avvallata da quella attuale mi lascia alquanto perplesso). Le attività locali che stavano riprendendosi post lockdown si sono trovate improvvisamente recintate e con accesso limitato. I pochi parcheggi disponibili sono spariti e alla polizia locale non pare vero ora di appioppare multe a strascico fotografando le auto parcheggiate lungo la strada. Poco prima di mettermi a scrivere è toccato a chi si fermava dal tabaccaio o al bar, a un corriere, a un imbianchino , ad un paio di colf che lavorano in zona tutte le mattine.Pare che prima di recintare il piazzale, dovessero tracciare le righe per regolamentare alcuni posti auto a tempo sul lato destro di via San Lanfranco. Oggi di queste righe non c'è segno come non c'è nemmeno l'ombra degli operai della ditta appaltatrice che da giorni ha lasciato il piazzale deserto con una triste raminata a sua difesa. Non essendoci imminenti elezioni locali, prevedo che la situazione si protrarrà all'infinito ... magari ne riparliamo a Natale per un aggiornamentoAlberto Bolognesi. PaviaGiovaniContro la droganon c'è più tempoHo incontrato un ragazzo che non vedevo da qualche anno, sono rimasto di sasso, la roccia che era l'avevo di fronte franata, sgretolata. Di quel palestrato naturale rimaneva l'altezza fisica, il resto una fotografia impolverata, immagine opaca di momenti andati. Il viso emaciato, occhi spenti, le parole lente, difficilmente comprensibili. Nei pochi minuti trascorsi mi racconta delle cadute a curva dritta, delle risalite a metà, gli abbandoni della scuola e della famiglia, le denunce per reati da pochi centesimi, la galera fatta male, poi l'impatto devastante con la roba, la droga tutti i giorni, quella grigia, quella bianca, quella senza più colori né emozione. Mi accorgo che forse dobbiamo cambiare tutti perché davvero non abbiamo fatto abbastanza sul versante del disagio e della fragilità dei più giovani, dei giovani adulti, quelli che diamo ripetutamente per scontati, invece non lo sono per niente.Lo ascolto e penso convintamente che scaricare le responsabilità sulla famiglia è un vicolo cieco che non consente uscite di emergenze. Forse ciò che è urgente è smetterla di raccontarci balle grandi come una casa. E' necessario veramente intervenire senza se e senza ma dove la roba circola a prezzi stracciati, e ogni qual volta il mercato a cielo aperto si sposta di qualche isolato, perché giustamente spintonato, intervenire ancora, ancora, ancora, finchè gli spazi della miseria umana si riducano sempre più, altro che pensare non serva a nulla.Viene da chiedermi se parliamo ancora dovutamente di dipendenza, di sostanze, di droga, soprattutto nelle scuole, ai più giovani, a quelli che non credono a niente finchè non ci sbattono il grugno. Ritengo necessario domandarci se non abbiamo abbandonato la comunicazione diretta, l'informazione corretta, che derivano dai vissuti disperati e disperanti che abbiamo colpevolmente in eredità, da quanti sanno stendere la mano e stringere forte quella dell'altro. Non parole, ma attraverso i respiri di tante esistenze ritrovate.Vincenzo Andraous. Pavia