Senza Titolo
L'INTERVISTA Carlo Bertini «Non è la paura della seconda ondata del Covid l'argomento forte per richiedere il prestito del Mes per le spese sanitarie. È la comprensione dei fatti: il premier prenda posizione e dica se ci sono le condizionalità che i grillini temono». Graziano Delrio sprona Giuseppe Conte a «mettere la parola fine», promuove il governo per come si sta muovendo sul Covid, ma traccia una linea tra il prima e il dopo: «Questo esecutivo ancora difetta di una sua identità, è il momento di issare la bandiera della svolta green del paese e di dare agli italiani un messaggio chiaro sui cardini del nostro progetto riformista». Intanto il Covid incombe: la seconda ondata attesa influirà sui rapporti di maggioranza? Costringerete i grillini a ingoiare il Mes in Parlamento? «Ho sempre avuto un'idea non muscolare delle alleanze. Non è che uno deve dimostrare qualcosa all'altro e imporre il suo punto di vista. L'alleanza è una comprensione delle ragioni dell'altro. Voglio essere franco. Non è un problema dei 5stelle. La domanda è: l'utilizzo dei soldi del Mes, chiaramente più vantaggioso, è realmente sottoposto a condizioni? Loro sospettano di sì, chiarisca Conte che è una linea di credito non condizionata. Dica la realtà del fatti. Noi dobbiamo avere una sanità territoriale di base più forte di prima e per fare questo abbiamo a disposizione una grande quantità di risorse». Anche sui migranti siete in stand by. A quando il varo dei nuovi decreti sicurezza? «Abbiamo trovato un accordo vero e archiviato decreti che hanno creato clandestinità e smantellato un sistema di accoglienza diffusa, rendendoli tutti irregolari. Questo accordo, come giusto che sia, viene sottoposto ai sindaci e quando avremo il loro parere, mi auguro entro poche settimane, sarà votato in Parlamento». Malgrado tutto, anche lei è entusiasta dello sblocco dei 5stelle alle alleanze con voi o non brinda come gli altri? «Sono contento che l'iniziativa di Di Maio e di Grillo abbia aperto di nuovo una discussione politica. Che si stia abbandonando il tema di un populismo autosufficiente e si entri in un meccanismo sensibile alla storia e democrazia di questo paese. Però...». Prego. «Uso la metafora dell'alpinismo. Abbiamo cominciato a scalare questa grande parete. Ora bisogna stare molto attenti, perché questa alleanza nasceva per dare al paese un modello di sviluppo ambientale e sociale. Dobbiamo affrontare la sfida più difficile, quella di una identità comune con obiettivi riconoscibili e forti. La coalizione gialloverde aveva obiettivi riconoscibili: quota 100, reddito di cittadinanza e il nemico immigrato. Dobbiamo darci anche noi un'identità più forte e più positiva, come la transizione ecologica verso un paese più sostenibile, e i "beni comuni" con una sanità più solida e la scuola al centro delle strategie. Abbiamo bisogno di bandiere». Forse il Pd si è piegato troppo a quelle dei grillini? «La riforma sul taglio dei parlamentari ad esempio doveva essere accompagnata da una legge elettorale che ne bilanciasse gli effetti. Un contrappeso che mi aspetto trovi in queste settimane di nuovo uno sbocco: il Pd chiede che vengano rispettati gli accordi per evitare che qualcuno possa da solo cambiare la Costituzione. Quindi mi auguro un voto in commissione entro il 20 settembre». Sbaglia chi chiede un referendum tra gli iscritti Dem sulle alleanze con i 5Stelle? «Vedo che l'obiettivo strategico di un centrosinistra allargato a M5S è una scelta che a molti nostri elettori può creare dei problemi. È quindi giusto trovare forme di coinvolgimento, spetterà a Zingaretti decidere quali, se congresso o referendum. Ma i sondaggi dicono che l'80% degli elettori Pd è favorevole all'alleanza. Una discussione serve, ci sono vari nodi da sciogliere in questa coalizione». Quali? «Beh, sono contrario allo statalismo di ritorno su tutto. Dobbiamo chiarirci. Noi vogliamo rendere più forti imprese, comuni, famiglie. È un momento in cui lo Stato deve fare di più, in settori come sanità e scuola, ma non su tutto. E poi c'è il tema del web: il fatto che girino miliardi e giganti del web che non pagano tasse in Italia è preoccupante. L'utilizzo manipolatorio dei dati e il controllo sui cittadini va ben analizzato. I 5S sono stati storicamente liberisti su questo fronte e statalisti sul resto». Dopo referendum e regionali si porrà il problema di un rilancio dell'esecutivo. Lei potrebbe rientrare come ministro con un rimpasto? «Ho già dato per 5 anni ed ho il senso dei miei limiti. Sto benissimo così e do il mio contributo da questo ruolo. Non sono tra quelli che pensano di essere indispensabili. La mia è una risposta definitiva». --© RIPRODUZIONE RISERVATA