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Zitto zitto quatto quatto, nel caldo d'una vigilia di ferragosto, Luigi Di Maio ha rivoluzionato d'un colpo storia, destini e princìpi del movimento che si impose mandando tutti a... Dunque da ieri, con tanto di bollo della piattaforma Rousseau, niente più limiti al mandato di amministratori e parlamentari - così Virginia Raggi si ricandiderà a Roma e i big 5S potranno sedere in Parlamento anche al prossimo giro - e soprattutto via libera a un'alleanza "strutturata" con l'odiato Pd. Tutto cambia, si dimentica e si ricomincia.Ora, mettiamo qui da parte i "ma come?!?", la coerenza asfaltata e gli inevitabili processi al Pd - il web ne tracima - e cerchiamo di capire i perché e i percome della svolta. Sforzandoci di immaginare che cosa potrà accadere domani. Tutto sommato, che sarebbe finita così lo si era immaginato già un anno fa quando Beppe Grillo aveva spinto il movimento ad abbandonare Salvini e Meloni per Zingaretti. Dopo di allora, si sono succeduti mille abboccamenti incontri mediazioni mentre Di Maio, lasciata la guida dei 5S, proseguiva deciso sulla strada della costruzione di una sua nuova leadership su basi diverse. Queste.Poi il colpo d'acceleratore. Per un'urgenza immediata e per una prospettiva più lontana. Tra poco più di un mese - 20 e 21 settembre - si voterà in Campania, Puglia, Marche, Toscana, Veneto, Liguria e Valle d'Aosta, e anche per il referendum che dovrà confermare o bocciare il taglio dei parlamentari. Solo che alcune regioni sono ancora in bilico tra destra e sinistra e in quanto al parlamento ridotto sarebbe cosa buona e giusta arrivarci con una più coerente legge elettorale: Giuseppe Conte ci ha provato, ma ha preferito rinviare tutto a dopo il referendum e questo non è piaciuto ai big di Pd e 5S che ora s'affideranno sempre meno a lui. Possiamo immaginare che con la svolta di ieri l'accordo su una legge proporzionale ci sia, e si possa pure trovare un candidato comune nelle Marche, magari votare insieme in Puglia, in Toscana, in Campania? Mah.Vedremo se, come si dice, nascerà un centrosinistra 2.0 e chi ne avrà la leadership. Certo, che pure Renzi si sia dato molto da fare lascia sospettare che qualcosa sia stata concessa anche a lui, magari uno sbarramento più favorevole a Italia Viva nella legge elettorale in gestazione; ma certo pesa che in Puglia il suo Ivan Scalfarotto si candidi proprio contro l'asse Pd-M5S che appoggia Emiliano contro Fitto: battaglia che influirà non poco sul futuro della nuova alleanza. Poi, si diceva, ci sono scadenze meno immediate, ma importantissime che metteranno alla prova l'accordo 5S-Pd: in autunno le decisioni strategiche sui fondi europei, Mes compreso; più avanti l'elezione del successore di Mattarella, missione decisiva per la quale è nato questo governo. Naturalmente, s'è parlato fin qui di tattica e alleanze e niente di governo e delle questioni economiche prossime. Ma questa, come sapete, è un'altra storia. --© RIPRODUZIONE RISERVATA