«Buche profonde ponte della Libertà come una trappola»
Fabrizio Merli / paviaSette morti annegati in cinque anni, tutti giovani o giovanissimi. Questo il tributo che, tra Bereguardo e Pavia, il Ticino ha preteso da chi non lo conosce. Perchè, mai come in questo caso, la conoscenza può salvare la vita. E un borghigiano doc come Stefano Schinelli lo sa bene.buche insidiose«Io non so cosa sia successo al dodicenne che è stato soccorso mercoledì - dice Schinelli, presidente della società "Mei stò in Burgh" - e premetto che fare il bagno in Ticino è vietato, però posso dire che sotto al ponte della Libertà, intorno al pilone, c'è una zona molto pericolosa. Ci sono parecchie buche, anche profonde, ed è possibile essere ingannati: sulla distanza di un paio di metri si passa da una decina di centimetri a tre metri di profondità. Di colpo. Se una persona sprofonda in acqua, è molto probabile che beva e questo interrompe il ritmo del respiro. Il risultato, specie se ci si lascia prendere dal panico, è l'annegamento. Eppure, dal punto in cui si sprofonda nella buca a riva non sembra ci sia molto, un nuotatore esperto, con un paio di bracciate, riesce a riguadagnare la sponda. Però ci riesce in condizioni normali, non se è andato sotto senza averne avuto il minimo preavviso».La prima misura da adottare, per quanto suoni scontato e banale, è la prudenza. Il fiume non è una piscina, è più freddo, ha un fondale irregolare e insidioso perchè la sabbia può cedere sotto i piedi, ha la corrente.«A volte - prosegue Schinelli - mi è capitato di vedere ragazzini che si tuffano dal pilone del ponte. Anche questo, se l'acqua non è più che trasparente, è un rischio. Non sai cosa c'è sotto, non sai se corri il pericolo di battere la testa. Mi rendo conto che, soprattutto i più giovani, vogliono divertirsi, ma è possibile farlo anche con un poco di prudenza».Premesso che il fiume è un sistema naturale al quale bisogna avvicinarsi con rispetto, cosa è possibile fare per prevenire tragedie? Sono sufficienti i cartelli che vietano la balneazione?«Io credo che l'unico consiglio utile sia quello di pattugliare il fiume - risponde Schinelli - perchè i cartelli, a mio parere, non risolvono il problema. Soprattutto i più giovani, neanche si fermano a leggerli, i cartelli. I vigili hanno una sezione di polizia fluviale. Anche i vigili del fuoco. E si potrebbe organizzare un servizio di volontari».un tesserino«Si potrebbe rilasciare un tesserino a quanti percorrono ogni giorno il fiume in barca. Come se fossero degli ausiliari, in modo da essere legittimati a dire alle persone che non possono nuotare nel fiume. Perchè alle volte, c'è anche il rischio di prendersi delle male parole. Un giorno, per dire, c'era una bambina di tre o quattro anni su un materassino leggero che aveva "preso" la corrente. Io ero in barca. Ho recuperato la bambina e sono tornato a riva. La madre dormiva e il padre era al cellulare. Quando gli ho detto che, vista l'età, era meglio che tenessero d'occhio la piccina, il padre mi ha risposto in modo alterato che lui, comunque, la vedeva».il barbecueAttenzione e rispetto, quindi, sono le prime norme. «Oggi - conclude Schinelli - tanti non si accontentano più di fare il barbecue. Mangiano, bevono alcolici e poi si buttano in acqua. Non capiscono che rischiano la pelle». --© RIPRODUZIONE RISERVATA