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le storie In una notte Castelmagno, 54 anime in alta Valle Grana, «ha perso la metà dei suoi giovani». Ha gli occhi lucidi Alberto Bianco, ingegnere di mestiere ma per vocazione sindaco di Castelmagno, il paese del Cuneese teatro dell'incidente. «Nulla sarà più come prima», dice lasciando il suo ufficio di Dronero per raggiungere le famiglie delle vittime. «Oggi sono triste per la comunità intera, perché quei ragazzi, i nostri ragazzi, li abbiamo visti nascere e crescere e oggi non ci sono più». «Conoscevo personalmente tutti loro, erano dei bravi ragazzi, non si davano agli eccessi. È una tragedia dovuta a un errore umano, una tragica fatalità che forse si poteva evitare», aggiunge il primo cittadino, il volto segnato dalla stanchezza e dalle emozioni di una giornata che non avrebbe voluto vivere. Loro, i ragazzi scomparsi, erano amici da sempre ed erano sempre insieme. Montagna, sport, avventura, fuoristrada le passioni che li univano. I loro profili social raccontano di vacanza al mare, o sulle vette più alte delle Alpi, di feste con parenti e amici, in discoteca, in vacanza all'estero, di momenti di vita quotidiana. Camilla Bessone era un'atleta. La ricorda Federica Rossi, allenatrice del Team Italia di Performance Cheer che la descrive come «una compagna di squadra che riusciva a trasmettere allegria a chiunque avesse la fortuna di incontrarla». Camilla si era appassionata allo Sport Cheer ed era diventata una delle giovani atlete più promettenti d'Italia. Elia e Nicolò Martini, 14 e 17 anni erano i figli di Luca e Barbara, i nipoti di Loris, consigliere comunale di Castelmagno. Loro, raccontano tra le lacrime i tantissimi amici arrivati all'obitorio, sono una famiglia di malgari, salgono in alpeggio a fine inverno, ridiscendono prima dell'autunno. «Non ho parole, erano i miei ragazzi... perché?», si dispera la mamma di Elia e Nicolò singhiozzando all'uscita del cimitero di Cuneo, dove ha appena dato l'ultimo saluto ai figli. Accanto il papà, le mani tra i capelli e gli occhi gonfi di pianto. «Elia era un ragazzino bravissimo, educatissimo e un ottimo pescatore, sono profondamente addolorato - ricorda Giacomo Pellegrino, presidente della Federazione provinciale di Pesca sportiva e vicesindaco di Fossano - e aveva appena concluso il primo anno si superiori. Nicolò, aveva compiuto 17 anni soltanto il 9 agosto e aveva festeggiato con la famiglia proprio lassù. Il calcio una delle sue passioni. Marco Appendino era il figlio dei proprietari di un'azienda ortofrutticola di Savigliano. Da poco era entrato a far parte anche lui dell'azienda di famiglia. Per Samuele Gribaudo, 15 anni, questa doveva essere una vacanza in luoghi familiari, come ogni estate. Lui era un grande appassionato di pallavolo come il cugino Samuele, coinvolto nello stesso incidente. --