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Il colloquio Paolo Baroni / ROMA Il presidente dell'Inps non ci sta a finire sul banco degli accusati dopo che si è scoperto che 5 deputati di vari partiti hanno ottenuto il bonus da 600 euro destinato a cococo e partite Iva. «Immagino che nei prossimi giorni il Parlamento mi chiederà un audit su questo, e io sono pronto a fornire tutte le informazioni che mi saranno richieste» si è sfogato ieri parlando coi suoi collaboratori più diretti. «Il fenomeno esiste, ovviamente - ha ammesso Pasquale Tridico - anche se va detto che non ci sono violazioni di legge. Questo, dunque, non è un problema giuridico, ma semmai un problema etico-morale. In genere le due cose dovrebbero coincidere, ma da noi non sempre funziona così».Dal lavoro di analisi delle richieste di bonus, oltre 4,1 milioni i beneficiari totali, svolto dalla Direzione centrale antifrode, anticorruzione e trasparenza dell'Inps, istituita proprio da Tridico per monitorare tutte le eventuali anomalie (e ovviamente le frodi) che possono accompagnare l'erogazione dei sussidi distribuiti dall'ente ed aumentati in maniera esponenziale a causa del Covid, nei giorni scorsi è emersa una lista di personaggi politici che hanno fatto richiesta del bonus inquanto titolari di partita Iva. In tutto sarebbero più di 2mila. Dei cinque deputati di cui si parla in questi giorni, e che hanno scatenato l'indignazione generale, quelli che lo hanno materialmente già incassato sono invece solo tre, pare due leghisti ed un grillino. Dalla documentazione Inps, su cui vige uno stretto riserbo, risultano ovviamente enormi differenze nella situazione reddituale di questi 2mila e passa richiedenti «anomali». Ci sono in effetti consiglieri di enti locali che vivono del loro stipendio, e che magari hanno attività in proprio che sono state colpite duramente dal lockdown, ma poi ci sono anche assessori regionali e presidenti di provincia che hanno indennità superiori ai 5 mila euro, e che alla fine del mese finiscono per guadagnare anche più di un parlamentare. Ne consegue che quando mai si conosceranno tutti i nomi, da più parti si chiede infatti l'abolizione della privacy su questo tipo di informazioni rattandosi dsi fondi pubblici, lo scandalo è certamente destinato ad allargarsi. «Il problema è a monte, e riguarda la norma che ha introdotto il bonus» è il ragionamento che fa ora Tridico. Perché il decreto «Cura Italia» e a seguire il Dl Rilancio, che in seguito ha introdotto alcune modifiche, non prevedono alcuna distinzione per cariche elettive, e nemmeno l'incompatibilità del bonus con certi livelli di reddito. Il decreto ha solamente indicato il divieto di cumulare il bonus da 600 euro, poi saliti a partire da maggio, col reddito di cittadinanza e col reddito di emergenza, coi sussidi di disoccupazione e gli assegni di invalidità. Stop. Il governo decise di procedere con un beneficio senza tetti né vincoli per dimostrare all'opinione pubblica che si interveniva subito e a vantaggio di tutte le categorie. Che è poi la giustificazione che stanno dando dal governo in queste ore di fronte alla sollevazione generale. «Ora la norma andrebbe quindi cambiata» ha convenuto Tridico ragionamdo col suo staff sul da farsi. Ma tecnicamente non è così facile, perché da un lato non si può prevedere un divieto assoluto ed esclusivo per i parlamentari e dall'altro lato lo stesso riferimento all'Isee può non bastare, perché quello ormai è un indicatore fatto su base storica, vecchio e parziale. Quindi occorrerà valutare bene come intervenire. La palla, dunque, passa direttamente al governo che nel caso precedente, quello relativo alla cassa integrazione utilizzata in buona parte anche da imprese che durante il lockdown non avevano subito perdite, pur giustificando la scelta, ha poi corretto il tiro introducendo col «Decreto Agosto» una serie di condizionalità. Che a questo punto potrebbe anche essere il veicolo per introdurre qualche paletto in più . -© RIPRODUZIONE RISERVATA