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Maria Fiore / PAVIANon c'è pace per la Camera di Commercio di Pavia. Altri due consiglieri, con una comunicazione inviata sabato ai vertici dell'ente, hanno dato le dimissioni dal Consiglio Camerale. Dopo l'addio di Alberto Righini, presidente di Ance Pavia, l'associazione costruttori edili da lui rappresentata nel Consiglio, hanno deciso di lasciare anche Roberto Gallonetto e Loredana Coccino, espressione di Confartigianato Lomellina, l'associazione che riunisce 700 imprese artigiane tra Vigevano e dintorni. Anche queste dimissioni sono arrivate in polemica con la mancata convocazione del Consiglio per affrontare il caso dell'interdittiva antimafia decisa dalla prefettura nei confronti dell'azienda di materiali per l'edilizia di Franco Bosi, presidente della Camera di Commercio. le perplessità «I nostri consiglieri mi hanno comunicato la loro intenzione di dimettersi ed è stata inviata una comunicazione al segretario generale della Camera di commercio - spiega Luigi Grechi, presidente di Confartigianato Lomellina -. Decisione che ho condiviso è che in linea con i codici etici delle nostre associazioni. Dopo avere appreso la notizia dell'interdittiva abbiamo chiesto la convocazione immediata del Consiglio, che è stato sì convocato ma in maniera tardiva, per il 7 settembre, e senza che all'ordine del giorno vi fosse una discussione su quel punto». Grechi precisa di non voler entrare «nel merito della vicenda personale del presidente, il problema è che quando si rappresenta un'istituzione bisogna essere al di sopra di ogni sospetto. Un ente pubblico come la Camera di Commercio deve essere condotto secondo principi di massima trasparenza, soprattutto in un momento delicato come questo. Sul tema delle infiltrazioni mafiose non si può lasciare spazio a nessun fraintendimento». Ma c'è anche un altro aspetto che suscita perplessità: «Mi lascia molto stupito il fatto che il presidente, che è stato nominato dal Consiglio, abbia ricevuto la fiducia della giunta, che non lo ha eletto», dice Grechi. A questo punto che succederà? «Devono valutarlo i consiglieri che restano - si limita a dire Grechi -. Noi siamo a posto con la coscienza, certi di avere fatto la cosa giusta».l'addio dei costruttoriAlberto Righini, presidente di Ance, rincara la dose: «Qualcuno si dovrà interrogare, perché un presidente eletto dal Consiglio doveva riferire al Consiglio: è una questione di rispetto». Ma anche di sostanza: «Ance non può sedere insieme alla procura negli incontri sulle infiltrazioni mafiose e sulla legalità e fare finta di nulla di fronte a una interdittiva - dice -. Quel provvedimento, peraltro, non è un avviso di garanzia, ma viene preso dalla prefettura al termine di una ricostruzione acclarata. Ho un obbligo preciso che mi hanno dato le imprese: prendere le distanze da situazioni poco chiare. Anche le altre associazioni dovrebbero fare una riflessione».