Bosi: «Ne parleremo a settembre, più urgente il tema della fusione»
PAVIAI malumori che serpeggiano in seno alla Camera di Commercio per il "caso Bosi" si intrecciano con le incertezze sul futuro dell'ente. Nel Decreto agosto approvato ieri dal Consiglio dei ministri viene aggiunto un altro tassello per la fusione della Camera di Commercio di Pavia con Mantova e Cremona. L'unione, stando alla bozza del Decreto, che ora dovrà passare al Senato, appare inevitabile. Le procedure di accorpamento devono concludersi «entro e non oltre il termine di 60 giorni». Scaduto questo termine, senza che l'accorpamento sia stato ultimato, si avrà la decadenza di tutti gli organi e la nomina di un commissario straordinario. Il presidente della Camera di Commercio di Pavia non commenta la decisione di Ance Pavia di uscire dall'ente e si sofferma solo sul tema della fusione: «Affronteremo la questione di Ance nelle sedi opportune, nel consiglio già convocato per settembre, non sui giornali - dice -. Il tema importante oggi è il possibile commissariamento. Continuo a ritenere assurdo proseguire sulla strada della fusione, su cui peraltro è pendente il ricorso al Tar, dopo che il Consiglio di Stato ci ha dato ragione sulla sede». Sede che era stata assegnata a Mantova e su cui ora si attende la decisione del Tribunale amministrativo regionale. «Pavia ha tutti i requisiti richiesti dalla normativa - dice Bosi -, visto che conta 9.300 imprese più di Mantova. La scelta di quella sede perciò è incomprensibile. Ciò che preoccupa è che il commissario potrebbe anche decidere di rinunciare al ricorso, se non dovesse arrivare in tempo la decisione del Tar». --